sabato 10 luglio 2010

ACQUA. Che non sia oligominerale, ma ricca di calcio, magnesio e residuo fisso.

DALLA SORGENTE. Gli acquedotti che fanno arrivare l’acqua al rubinetto di casa o alle fontane pubbliche, sono di due tipi. Del primo tipo sono quelli meravigliosi creati dagli antichi Romani, maestri di tecnologia, che portano per centinaia di chilometri al diretto consumo dei cittadini le acque delle sorgenti di montagna o delle risorgive ai piedi dei monti. Acqua purissima, quindi. E Roma è tuttora l’unica grande città al Mondo ad avere il privilegio di avere i rubinetti collegati alle sorgenti, per oltre metà della sua popolazione. Questa è una situazione rara e fortunata.

DALLA FALDA, DAL POZZO, DAL FIUME, DAL LAGO. Ma per la stragrande maggioranza dei casi gli acquedotti sono del secondo tipo. L’acqua di rubinetto pesca molto più in basso, in zone antropizzate e inquinate di pianura, come pozzi e falde freatiche, laghi, o fiumi nel loro corso avanzato, talvolta addirittura alla fine del loro percorso. Come in molte città della Pianura Padana, da Milano a Ferrara, e del Sud Italia. Solo in rari Paesi contemporaneamente poveri d’acqua ma ricchi di moneta – perché il processo costa molto – conviene ricorrere alla desalinizzazione dell’acqua di mare, ricavandone anche sale. E’ il caso d’Israele.
E’ chiaro che in tutti questi casi in cui l’acqua non è di sorgente la bontà delle acque raccolte dall’acquedotto dipende strettamente dalla qualità dei terreni circostanti, dai liquami di fogna, dai rifiuti industriali (p.es, la persistente trielina con cui gli stabilimenti sgrassano i metalli), dagli antiparassitari immessi nel terreno o nei tombini delle fognature, e dall’efficacia degli impianti di depurazione.

LA TERRA INQUINA. Ma anche la migliore acqua possibile, purissima in partenza, si inquina strada facendo se i tubi sono antichi o vecchi, e quindi rotti in più punti (è così che si perde in Italia circa il 30% di ottima acqua da bere) e perciò ricevono attraverso le fessure anche tracce di humus batterico del terreno, liquami di fogna, sostanze chimiche agricole e industriali.
Se i tubi fossero intatti, se cioè tutti i Governi non facessero mostra di fare le Grandi Opere elettorali ma le utili, quotidiane, opere sotterranee di manutenzione che nessuno vede, non ci sarebbe bisogno di purificare l’acqua col cloro, e quasi nessuno berrebbe l’acqua minerale in bottiglia.

RISPOSTA ALLE INFEZIONI. Come oggi nei Paesi non sviluppati, in Europa fino agli anni 50 le infezioni intestinali, spesso mortali, erano numerose tra i bambini. Fu perciò vista, giustamente, come una misura civile e progressista la sanitarizzazione delle acque, imposta con leggi nazionali e poi resa più severa, forse troppo (l’Europa non è l’India) dall’Unione Europea. Così, però, se cessarono le infezioni, grazie ad una maggiore igiene generale, non certo solo grazie alle norme anti-batteri nelle acque, furono rovinate anche le acque migliori per cui l’Italia andava famosa. Tipico della società di massa: anziché risolvere i problemi, le cause, si accetta l’inquinamento esistente come “normale”, propinando "medicine" (il cloro), dando a tutti un prodotto poco naturale, anche se "non eccessivamente dannoso". Cioè l’uguaglianza ad un livello più basso. Non sarebbe stato più razionale rifare gli acquedotti più rovinati e fare manutenzione sugli altri, metro per metro? Avremmo speso molto meno, e oggi molti cittadini continuerebbero ad avere la vera acqua di sorgente in casa.

LA CLORAZIONE. Invece, che accade? In quasi tutti gli acquedotti che portano acqua potabile alle città, l'acqua viene disinfettata con ipoclorito di potassio o di sodio che rilascia cloro nascente, gas dal caratteristico odore pungente altamente ossidante. L'ipoclorito di sodio è uno dei più efficaci, economici e pratici disinfettanti esistenti: distrugge batteri, spore, funghi e virus, senza essere tossico in modo persistente, una volta evaporato il cloro. La comune candeggina o varecchina, sbiancante, si ottiene con concentrazioni più alte di ipoclorito. La Amuchina® con cui gli esploratori tentano di potabilizzare le pozzanghere e gli stagni, o di lavare frutta e verdura nel Sud-est del Mondo per evitare gravi infezioni intestinali, altro non era in origine che economicissima candeggina diluita.
Ebbene, si riteneva finora che l’ipoclorito, per la semplicità della sua formula chimica (NaCLO), non creasse nessun problema per la salute dell’uomo: infatti, evaporato lentamente il cloro, nel liquido restano in teoria solo acqua e tracce di sodio o di potassio.

In realtà, si è visto che le acque clorate sono dannose sul piano epidemiologico. In esperimenti rimasti famosi si vide che dando ai polli acqua clorata al posto di quella non clorata, gli animali si ammalavano di arteriosclerosi in pochi mesi (Price JM, Coronary/Cholesterol/Chlorine. Pyramid, New York 1969).

L’alternativa precauzionale, perciò, è far decantare o addirittura passare al mixer l’acqua, permettendo alla maggior parte del cloro di disperdersi rapidamente nell’aria. Questo accade, se l’acqua di acquedotto è di buona qualità biologica, cioè con scarsa o nulla presenza di organismi fecali e batteri in genere. Ma, allora, in questo caso la clorazione, oltre che facile da eliminare o ridurre, sarebbe anche inutile. Ad ogni modo, in condizioni ideali (poco cloro e poca o nulla contaminazione organica), l’acqua di acquedotto può essere bevuta senza problemi. E’ così che si possono bere acque che non hanno nulla da invidiare alle migliori acque in bottiglia, anzi spesso sono addirittura superiori (es. gran parte dell’acquedotto di Roma). Molte acque di acquedotto da sorgente in Italia sono di assoluta qualità. In questi casi è assurdo bere acqua in bottiglia.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA: I TRIALOMETANI. Ma che cosa avviene, invece, nell’acqua degli acquedotti in caso, fortunatamente non frequente, di inquinamento biologico? Negli ultimi anni i ricercatori hanno scoperto che se il cloro trova, al contrario, materia organica, come per esempio batteri fecali, perché i tubi sono rotti e nelle vicinanze ci sono tubazioni di fognatura che perdono o liquami da concime, le cose cambiano anche nel comportamento del cloro. Se l’acqua è contaminata da sostanze organiche, a partire dai comuni cianobatteri, il cloro reagisce formando organoclorurati, tra cui i temibili trialometani, gruppo di composti tossici e cancerogeni per l'uomo, capaci secondo studi internazionali di aumentare il rischio di vari tipi di tumori, in particolare delle vie uro-genitali. Si tratta di sostanze persistenti (altro che "far decantare" l’acqua del rubinetto, o "far evaporare il cloro" in mezz’ora o tre ore!) del tipo del cloroformio. In molti acquedotti questi valori sono da decenni sopra i limiti di legge (Maugh TH, New study links chlorination and cancer, Science 1983, 211:694), e oltretutto producono nel nostro organismo radicali liberi che aumentano i rischi di arteriosclerosi e cancro. Lo si sapeva già nei lontani anni 70 (Page T. et al., Drinking water and cancer mortality ecc., Science 1976; 193:55-57). Oggi, basta cercare nei motori di ricerca biologici "chlorination", "water" e "risk" per avere migliaia di studi inquietanti sui rischi possibili o probabili di questo arretrato e dannoso agente di depurazione. La legislazione italiana ammette 30 mg/L di cloro, una percentuale troppo alta. Invece, le linee guida della direttiva dell’Unione Europea segnalano 1 mg/L e precisano che la concentrazione dovrebbe essere la più bassa possibile.

RAGGI ULTRAVIOLETTI E ACQUA OSSIGENATA. Perciò, il cloro va al più presto eliminato dal sistema di depurazione: non c’è nessuna legge che lo renda tassativo. Può benissimo essere sostituito dai raggi ultravioletti e dall’ozono (dal caratteristico odore agliaceo, presente talvolta nell’aria prima dei temporali, e si decompone subito in ossigeno), meglio se usati insieme. Per imitare lungo le tubazioni la persistenza dell’ipoclorito – che ha il vantaggio di rilasciare cloro molto lentamente, fin dentro le abitazioni – alcuni esperti suggeriscono di aggiungere ai raggi ultravioletti l’acqua ossigenata. Tutti e tre sono sistemi che lasciano zero prodotti chimici, non cambiano il sapore dell’acqua e sono molto più innocui dell’ipoclorito, anche se più costosi. Se venissero usati, ben pochi nelle città in cui gli acquedotti portano ottima acqua di sorgente, ricorrerebbero all’acqua minerale.

Ma lo capiranno i legislatori e gli amministratori regionali che, invece, in contro-tendenza, facendo come sempre gli interessi delle aziende anziché quelli dei cittadini utenti, hanno chiesto all’Unione Europea di usare più cloro di quello consentito, visto che non riescono per loro incuria ad eliminare gli agenti inquinanti organici? Anziché rifare le condutture, si scarica su consumatori di acqua indiscriminatamente il rischio chimico ed epidemiologico.

Calcio,magnesio e residuo fisso in acque minerali (NV 2012)

LA LEGGENDA INTERESSATA DELLA OLIGOMINERALE. Che sia minerale in bottiglia o acqua potabile di rubinetto, ora anche imbottigliata (la si trova nei boccioni self-service da ufficio, sulle navi, più di rado nei supermercati), la prima leggenda da sfatare – abilmente propalata per interesse commerciale da molti produttori – è la superiorità dell’acqua a basso contenuto di sali minerali, cioè di “residuo fisso” (la somma dei sali), ovvero la tanto pubblicizzata e onnipresente “oligominerale”, su quella minerale propriamente detta, o sull’acqua di acquedotto ricca di sali.

SALI SI' O SALI NO? Non è assolutamente vero che l’acqua "oligominerale", come vorrebbe far credere una pubblicità martellante, è la migliore; anzi è vero il contrario. La regola generale è che, come per gli alimenti, sempre l’acqua dotata di molti sali è superiore a quella povera di sali, oltretutto spesso così insapore e poco dissetante da non dare adeguata soddisfazione neanche in caso di grande sete, un po’ come la neve. E a differenza di quella minerale ricca di sali, aumenta anche i rischi cardiocircolatori e delle più varie malattie, com’è provato da molti studi epidemiologici (v. in basso). Inutile aggiungere che anche i concetti propalati dalla pubblicità e dai tanti siti web di sedicenti “esperti” di acqua “leggera” (povera di sali minerali) e “pesante” (ricca di sali) sono del tutto campati in aria: pura letteratura. Davvero si fa torto all’intelligenza quando si lodano i sali minerali (soprattutto calcio e magnesio) in verdure, frutta, latte, legumi, semi oleosi, e poi si invita in manifesti, articoli, opuscoli, siti web e interviste alla tv, a evitare i medesimi sali nell’acqua da bere! I minerali sono preziosi nutrienti, e dei nutrienti, come di qualsiasi altro bene, si loda la ricchezza, non la povertà. Altrimenti, per coerenza, dovremmo stupidamente preferire l’insipida e sbiancata cicoria belga, con i suoi 18 mg di calcio, alle saporite foglie di rapa che di calcio hanno dieci volte di più (169 mg), il pane bianco raffinato al pane integrale, ed eliminare anche i migliori vegetali, rei di avere troppo… "residuo fisso": dente di leone, rucola, mandorle, foglie di rapa, cicoria di campo, nocciole, ceci, fagioli, agretti, crescione, radicchio verde, broccoletti di rapa ecc. C’è da chiedersi se i consigli della strana e imbevibile "acqua senza sali", praticamente vicina all’acqua distillata per le batterie auto, siano solo irrazionali o anche in malafede? No, la risposta giusta è la seconda: i produttori italiani mettono in commercio un’acqua povera, poverissima, di sali, spesso poco più che neve. Ma il loro ufficio marketing trasforma questo grave difetto in pregio. E i tanti gonzi ci cascano.

LA MISTIFICAZIONE DELL’ACQUA “POVERA DI SODIO”. Un’altra mistificazione della pubblicità delle acque in bottiglia è quella di insinuare nella testa dei consumatori ignoranti, con l’aiuto pagato a caro prezzo di qualche “càmice bianco”, che solo pochissime acque “povere di sodio” sarebbero salutari o addirittura preventive di chissà che cosa. Non è vero. Perché tutte le acque potabili, di acquedotto o in bottiglia, sono naturalmente poverissime di sodio, milligrammo più o meno. E la contraddizione stridente è che ogni giorno consumiamo col cibo in media ben 10,8 grammi di sale (cloruro di sodio), cioè migliaia di volte più del sodio presente nell’acqua. Insomma, i pochi milligrammi al giorno dell’acqua più ricca di sodio neanche vengono notati dall’organismo, che deve eliminare decine di grammi di sale, quindi un livello dannosissimo (rischi cardiologici, ma anche tumorali), tra condimento aggiunto a tavola e sale inserito dall’industria alimentare (salumi, patatine, snacks, conserve, pane, formaggi, perfino dolci ecc) per rendere più gustoso il cibo, invogliare ad un maggior consumo del prodotto, e conservarlo più a lungo. In Italia, il Paese “più salato” d’Europa, un uomo medio consuma ben 12 grammi di sale al giorno (una donna circa 10 grammi), come ha ricordato Francesco Cappuccio (docente alla britannica Warwick University), che ha rivolto una raccomandazione all’ONU perché convinca gli Stati e le industrie a consumare pochissimo sale. Ne basterebbe un decimo, cioè 1 grammo al giorno. Ma è ridicolo pensare che questo risparmio si possa fare con i milligrammi dell’acqua: va fatto coi grammi, cioè col cibo.

Sodio totale in dieta e acqua da bere (NV 2010)

LA PUBBLICITA' E I CONSULENTI PAGATI. Quello delle acque minerali è un affare miliardario, che vede l’Italia primo produttore e consumatore al Mondo. La pubblicità delle acque, con una materia prima che costa pochissimo ai produttori, complici Stato, Regioni e Comuni, dispone perciò di molto denaro facile. Per dei milionari in euro è un giochino da bambini trovare "consulenti" e càmici più o meno bianchi disposti per alcune migliaia di euro a dichiarare su cartelloni, giornali e in tv quanto "fa bene" quell’acqua così povera e insipida da assomigliare talvolta all’imbevibile acqua distillata, trasformando quello che è un vero difetto di un’acqua minerale – la scarsità di sali minerali – nel pregio della "leggerezza". Vecchio trucco. Diceva così la bisnonna Carolina al promesso sposo trovatole dai genitori, per nascondere il fatto che non aveva curve: "Sono leggera!". Possibile che al supermercato (anche loro dovranno bere, no?) neanche i laureati in scienze, non diremo in chimica, ma almeno in nutrizione, si ricordino che i sali minerali totali – il cosiddetto "residuo fisso" che resta quando un litro di acqua viene fatto evaporare – sono la ricchezza e la protezione della nostra dieta, e anche il fattore principale della trasmissione degli impulsi elettrici nell’organismo? Ebbene, anche loro acquistano per lo più, senza protestare con la Direzione, le pubblicizzatissime, sovrabbondanti e ubiquitarie acque oligominerali, visto che le acque "minerali" sono più care e molto più rare. Ad occhio, sugli scaffali, il rapporto tra acque “minerali” e “oligominerali” è di 10 a 1.

Tipi di acque minerali secondo residuo fisso (NV 2010)

IL RESIDUO FISSO NON DEVE ESSERE BASSO. Per le acque potabili, il DL 2-2-2001 n.31 fissa per il residuo fisso un valore massimo consigliato di 1500 mg/L. Non solo non bisogna demonizzare un alto residuo fisso, ma nutrizionisti e clinici consigliano di mantenersi alti in classifica. La lode dei pubblicitari al "basso residuo fisso" è, perciò, la più madornale e diffusa delle sciocchezze metropolitane, giustificata solo dal fatto che sono costretti a vendere un'acqua povera di nutrienti. Una leggenda che avrebbe fatto sorridere gli esperti, se non si fosse immediatamente diffusa per ogni dove, come solo le stupidaggini si diffondono, subito bevuta da casalinghe tv-dipendenti, mammine insicure, ragazze maniache dei marchi (mark-victim), fissati dei dépliant, consumisti nevrotici e altri conformisti senza senso critico, a cui si accodano medici generici, specializzati opportunisti, pediatri neo-laureati, che evidentemente non solo di nutrizione non ha mai aperto un libro, ma devono avere anche idee confuse sull’assimilabilità del calcio, sul reintegro dei sali persi con la sudorazione e sulle calcolosi renali. E a questo punto, sì, la stupidaggine è ormai diventata epocale, gravissima. E quindi bisogna correre ai ripari, e ristabilire la verità. Anche perché in Italia ormai il 98% delle famiglie consuma acqua minerale, e ogni persona, calcolando anche i neonati, beve la bellezza di 200 litri di acqua minerale all’anno (ad un prezzo medio di 40 cent a bottiglia, una famiglia italiana di 4 persone spende in media in un anno ben 320 euro (secondo Beverage Marketing). E dunque, tra consumatori ignoranti di cose scientifiche e proni davanti alla pubblicità, l’errore iniziale di pochi fanatici o malati immaginari di reni si è ingigantito al pantografo, come errore di massa, come stupida moda.

RISCHI: DEBOLEZZA E CRAMPI. L’“EFFETTO NEVE”. Il primo rischio delle acque oligominerali, infatti, è proprio dovuto alla grave carenza di minerali. Sotto sforzo prolungato (sport, lunghe camminate, palestra) oppure semplicemente al gran caldo umido delle città o sulle spiagge senza brezza, e nella purtroppo diffusa carenza di verdura, frutta e cereali integrali nella dieta, potrebbero portare a qualcosa di simile al temuto "effetto neve": si suda molto e ci si illude di reintegrare con l’acqua (oligominerale), la quale fa sudare ancora di più, facendo perdere ancora più sali dell’organismo senza apportarne abbastanza di propri. E così via di debolezza in debolezza in un circolo vizioso sempre più grave: affaticamento, crampi, e nei casi più gravi svenimento, nausea, tremori muscolari, fino al caso estremo del collasso cardiocircolatorio. Casi limite, d’accordo, ma che danno indicazioni anche nella normalità della vita d’ogni giorno, specialmente al gran caldo. (V. in fine articolo la lista delle acque da non consumare perché poverissime di residuo fisso senza indicazione del medico specialista).

LA STORIELLA DEI “2 LITRI" AL GIORNO” PER TUTTI. D’altra parte, tutti sanno ormai, perché la massiccia campagna pubblicitaria mondiale ha già raggiunto il suo scopo da anni, che “bisogna bere molto: 2 litri di acqua al giorno”. Come se chi mangia sano e idratato e pochissimo salato (minestre, verdura, frutta, tè, latte ecc.) possa essere messo sullo stesso piano di chi si ingozza di panini da bar, cibi grassi, cibi salatissimi, dolci e patatine. Ma l’abile opinion-maker che ha inventato i “2 litri” obbligatori per tutti è stato così rozzo da non fare distinzioni. Strano per la biologia della nutrizione, in cui addirittura si distingue tra soggetto e soggetto in base alla dieta reale e allo stile di vita. E’ forte il sospetto, insomma, che questa misura divulgativa sia stata suggerita grazie a sponsor produttori di acque minerali.

IL SUDORE E LA REINTEGRAZIONE DI ACQUA E SALI. Perciò, torniamo a prestare attenzione allo stimolo primario della sete che, sia pure in leggero ritardo sulle esigenze biologiche del corpo, è un indicatore sicuro del bisogno d’acqua. Solo gli anziani e alcune categorie di malati nei quali la sensazione di sete è difettosa devono bere a scadenze regolari quantitativi prefissati. Ma senza mai esagerare, perché l’eccesso di acqua, specie in soggetti malati, affatica reni e cuore, e in casi limite può portare a fastidiosi edemi. Per gli altri, la quasi totalità, valga la raccomandazione di bere molto ogni qual volta hanno sete, e in previsione o conseguenza di lavoro fisico, soprattutto se svolto al caldo. E’ bene ricordare che anche solo in una moderata attività fisica la sudorazione varia, nella maggior parte dei casi, da 1 a 2 litri all’ora. In casi particolari si può però arrivare a 4-6 litri/ora. La sudorazione provoca perdita di sali minerali (soprattutto sodio, cloro e potassio, solo in minor misura calcio e magnesio). E, contrariamente alla pubblicità, le cosiddette "bevande isotoniche" o integrative sono del tutto inutili (Inran). Perfino in caso di normale attività fisica, una dieta equilibrata e sana, ricca di frutta, di verdura e di acqua, è più che sufficiente a reintegrare i sali persi. Beviamo molto, quanto la sete e il benessere funzionale ci suggerisce, ma soprattutto acqua ricca di sali minerali (non oligominerale), e tenendo conto anche dell’acqua, abbondante, presente negli alimenti, visto che non possono tener conto di quella poca prodotta nell’organismo per sintesi metabolica. Tanto è vero che coloro che mangiano molti vegetali crudi, verdure, frutta, e pietanze liquide o ben idratate, spremute o tè, e usano pochissimo sale, sentono poco il bisogno di bere acqua, e solo nei climi più caldi. Anzi, per i soggetti in buona salute, proprio lo scarso bisogno di bere è la prova regina che il proprio regime alimentare è sano e naturale.

ANCHE GLI ACQUEDOTTI CONTRO LA "DUREZZA". Ora, poi, per imitazione, anche i responsabili dei migliori acquedotti cadono nel vizio consumistico di propagandare la loro acqua come "del tutto analoga alla minerale", se non migliore, vantandone la "leggerezza", cioè la scarsità di sali, dal sodio al calcio. Ecco un effetto perverso della concorrenza con la più trendy minerale. E infatti, fateci caso, tutte le specificazioni sui sali dell’acqua appaiono semanticamente "negative" fin nella scelta linguistica: "residuo" fisso, cioè qualcosa di non essenziale, che può, anzi deve essere eliminato come un qualsiasi rifiuto, e poi il grado di "durezza" (dovuto alla presenza di calcio e magnesio) che ci ricorda – ne sanno qualcosa gli idraulici di Roma, che di questa "durezza" vivono – le incrostazioni dure come la pietra (carbonati di calcio e magnesio) che intasano tubi e serpentine di caldaie a gas e scaldabagni. E ci vuol poco alla casalinga immaginare che altrettali "incrostazioni" si possano verificare, ahimé, nel nostro corpo! Il che non è vero, anzi, semmai – come vedremo – avviene il contrario.

CALCIO SULL'ETICHETTA: DA 300 IN SU. Attenzione quindi all'etichetta, ma per opposti motivi: un buon quantitativo di calcio è 300 mg/litro o più. L’ideale sarebbe da 300 a 1500mg/L. Il fabbisogno quotidiano è circa 800mg, ma l’acqua non può certo sostituirsi all’intera dieta, semmai tappare qualche carenza o situazione sul limite.

SI SAPEVA GIA' TUTTO IERI, MA TUTTI TACEVANO. E non è una scoperta di oggi che l’acqua migliore è quella ricca di sali, insomma "dura", quindi con un alto "residuo fisso" (TDS, il solido dissolto totale, nel gergo tecnico-scientifico). In una ricerca in 92 città, dove si beveva acqua con più alto TDS si riscontravano meno morti per infarto, cancro e malattie croniche degenerative (Sauer HA, Relationship of water to risk of dying. In: Manner DX, Water quality research Council, 1974, pp.76-79). Una revisione dello studio confermò il collegamento (Comstock GW, Water hardness and cardiovascular diseases. Am J Epidemiol 1979;110:375-400). Il British Regional Hearth Study (UK) su 253 città scoprì nel 1969-73 che c’era il 15% in più di decessi per cardiopatie dove l’acqua aveva minore durezza. Si suggerì come grado di durezza ideale (calcio più magnesio) 170mg/L (Shaper AG et al, Cardiovascular risk factors etc. BMJ 1981;283:179-186). Negli Stati Uniti su 4200 adulti di 35 diverse aree si riscontrò minore mortalità con maggiore durezza dell’acqua (Greathouse DG, Osborne RH, Preliminary Report on Nationwide Study of drinking water and cardiovascular diseases, J Environ Pathol Toxicol 1980;3:65-76). Una controprova schiacciante si ebbe in UK nelle città di Scunthrop e Grimsby. In entrambe c’era lo stesso tasso di mortalità per patologie cardiache. Ma quando l’acquedotto di Scunthrop abbassò il livello di direzza dell’acqua, nel giro di qualche anno aumentò drasticamente il numero di decessi. Mentre a Grimsby la percentuale rimaneva costante (Shaper AG et al, cit). lo stesso accadeva nelle città italiane di Crevalcore e Montegiorgio (Lee G.) e in Abruzzo (Leoni V et al, Water hardness and cardiovascular mortality rate in Abruzzo, Italy. Arch Environ Health 1985; 40:274-278). L’Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti, dopo numerosi studi, concluse che una durezza ottimale delle acque da bere può ridurre il tasso di mortalità per malattie cardiache di almeno il 15% (Nat Res. Council, Drinking water and Health. Vol.I:477. Washington DC, 1977).

STUDI RECENTI: CALCIO E MAGNESIO PROTETTIVI. Naturalmente ci sono centinaia di studi recentissimi che confermano con molti dettagli più attuali questi collegamenti. Ma a noi qui interessava dimostrare che l’ignoranza di certi "esperti" da tv o da pubblicità, oltreché del pubblico, è di lunga data. Quindi molto più grave. Pubblichiamo, però, anche due studi recenti. Il primo mostra come l’acqua ricca di calcio e magnesio sia un’ottima soluzione pratica in diete spesso carenti di minerali, come quelle degli anziani (e, aggiungiamo, anche dei vegans e vegetariani trasandati):

Nello studio che segue, un’altra conferma recente sul calcio dell’acqua fortemente protettivo verso la mortalità cardiovascolare. Il magnesio probabilmente è collegato con una curva a U agli incidenti al cervello:

CARDIOVASCULAR MORTALITY AND CALCIUM AND MAGNESIUM IN DRINKING WATER: AN ECOLOGICAL STUDY IN ELDERLY PEOPLE
Journal European Journal of Epidemiology 18, 4, April 2003, 305-309
Sébastien Marque, Hélène Jacqmin-Gadda, Jean-Francois Dartigues and Daniel Commenges (Universite de Bordeaux II, 146 rue Saignat, 33076 Bordeaux, France).
Background: Previous studies found relations between cardiovascular mortality and minerals in drinking water, but the major works considered water hardness or neglected the differences between adults and elderly. Drinking water is an important source of calcium in the elderly particularly because of increased needs and decreased consumption of dairy products.
Methods: We collected informations about all deaths (14,311) occurring in 69 parishes of the South–West of France during 7 years (1990–1996). We obtained the causes of deaths from a special service of INSERM for each death, with age at death and sex. The exposure value was supplied by administrative source (DDASS) and by measurement surveys. We use an extra-Poisson variation model to take into account the heterogeneity of the population of these parishes.
Results: A significant relationship was observed between calcium and cardiovascular mortality with a RR: 0.90 for non-cerebrovascular causes and RR: 0.86 for cerebrovascular (when calcium is higher than the second tercile: 94 mg/l). We found a protective effect of magnesium concentrations between 4 and 11 mg/l with a RR: 0.92 for non-cerebrovascular and RR: 0.77 for cerebrovascular mortality, as compared to concentrations lower than 4 mg/l.
Conclusions: These findings strongly suggest a potential protective dose-effect relation between calcium in drinking water and cardiovascular causes. For magnesium, a U-shape effect is possible, especially for cerebrovascular mortality.

Ed ora uno studio canadese del 2007 sulle acque di acquedotto e in bottiglia in America e in Europa. Mostra che con 1-2 litri al giorno, specie se le acque sono europee, si ottiene un’alta percentuale di calcio e magnesio alimentare rispetto ai livelli raccomandati:

COMPARISON OF THE MINERAL CONTENT OF TAP WATER AND BOTTLED WATERS
Arik Azoulay, Philippe Garzon and Mark J. Eisenberg.
Journal Journal of General Internal Medicine 16, 3, March, 2001, 168-175
Objectives: Because of growing concern that constituents of drinking water may have adverse health effects, consumption of tap water in North America has decreased and consumption of bottled water has increased. Our objectives were to 1) determine whether North American tap water contains clinically important levels of calcium (Ca2+), magnesium (Mg2+), and sodium (Na+) and 2) determine whether differences in mineral content of tap water and commercially available bottled waters are clinically important.
Design: We obtained mineral analysis reports from municipal water authorities of 21 major North American cities. Mineral content of tap water was compared with published data regarding commercially available bottled waters and with dietary reference intakes (dris).
Measurements And Main Results: Mineral levels varied among tap water sources in North America and among bottled waters. European bottled waters generally contained higher mineral levels than North American tap water sources and North American bottled waters. For half of the tap water sources we examined, adults may fulfill between 8% and 16% of their Ca2+ DRI and between 6% and 31% of their Mg2+ DRI by drinking 2 liters per day. One liter of most moderate mineralization European bottled waters contained between 20% and 58% of the Ca2+ DRI and between 16% and 41% of the Mg2+ DRI in adults. High mineralization bottled waters often contained up to half of the maximum recommended daily intake of Na+.
Conclusion: Drinking water sources available to North Americans may contain high levels of Ca2+, Mg2+, and Na+ and may provide clinically important portions of the recommended dietary intake of these minerals. Physicians should encourage patients to check the mineral content of their drinking water, whether tap or bottled, and choose water most appropriate for their needs.

L’acqua ricca di calcio serve, eccome, al mantenimento della massa ossea nelle donne dopo la menopausa. Lo studio è italiano:

IMPORTANCE OF BIOAVAILABLE CALCIUM DRINKING WATER FOR THE MAINTENANCE OF BONE MASS IN POST-MENOPAUSAL WOMEN.
Costi, D et al, J. Endocrinol Invest. 1999 Dec; 22(11): 852-6
The aim of this research was to establish the importance of calcium intake through mineral water on vertebral bone density in women. To this purpose, we examined 255 women divided into two groups: those regularly drinking a high calcium content mineral water (group A; no.=175) and those using different type of water with a lower calcium content (group B; no.=80). Their dietary daily calcium intake was determined by means of a validated questionnaire (N.I.H. Consensus statement) and vertebral bone density was measured by Dual-Energy X-ray absorptiometry (Unigamma-plus ACN densitometer). Women in group A ingested a significantly higher quantity of calcium in water than women in group B (mean difference 258 mg; 95% confidence limits: 147-370 mg). The average bone density values were slightly but significantly higher in group A as compared to group B (mean+/-SD: 1.044+0,15 vs 1.002+0,14; p=0.03). In addition to age, BMI and menopausal status, calcium intake was a significant predictor of spinal BMD. These 4 variables explained about 35% of the spinal BMD variance. When the analysis was repeated separately for pre- and post-menopausal subjects, calcium remained a significant predictor in post-menopausal women (t=2.28; p=0.02), but not in premenopausal women.
These results underline the importance of a lifelong daily calcium intake, resulting by the regular drinking of high bioavailable calcium water, in order to maintain bone mass after the menopause, in comparison to the use of a lower content calcium water.

In Francia e in altre zone dove l’acqua potabile è povera di calcio, uno studio prova che un’acqua decisamente calcica può dare un buon contributo nutrizionale. Suggerimento adatto anche a chi non consuma latte e formaggi, o perché è a dieta o perché vegan:

CONTRIBUTION OF MINERAL WATERS TO DIETARY CALCIUM AND MAGNESIUM INTAKE IN A FRENCH ADULT POPULATION
P. Galan et al., J Am Diet Assoc, 102, 11, pp 1658-1662 (November 2002)
Objective To assess the contribution of mineral water containing different amounts of calcium and magnesium to the total dietary intakes of these minerals
Design Matched case control study using data issued from the Supplémentation en Vitamines et Minéraux Antioxydants (SU.VI.MAX) cohort.
Subjects Subjects were water consumers—240 men and 424 women—divided into the following 4 groups (n=166 per group): regular drinkers of a calcium-rich and magnesium-rich mineral water (calcium, 486mg/L; magnesium, 84mg/ L), drinkers of a water classified as a moderately mineralized content (calcium, 202mg/L; magnesium, 36mg/L), drinkers of 2 low-mineralized waters (calcium, 9.9 to 67.6mg/L and magnesium, 1.6 to 2mg/L, respectively), and drinkers of tap waters.
Statistical analyses Quantitative data were compared using student's t test. Mean comparisons were performed in multivariate analysis by analysis of variance.
Results. Dietary calcium intake provided by the various food groups did not differ between the 4 consumer groups, except for calcium provided by mineral water. According to its calcium concentration, mineral water may contribute to one fourth of the total daily calcium intake. Subjects who regularly drink mineral-rich water have a calcium intake that is significantly higher than those drinking either low-mineral-content water or tap water. Dietary magnesium intake provided by the various food groups did not differ between the 4 consumer groups, except for magnesium provided by mineral water. Depending on the magnesium concentration of the mineral water, it contributed 6% to 17% of total daily magnesium intake. Drinkers of magnesium-rich mineral water and water with a moderate mineral content had magnesium intakes significantly higher than those of drinkers on low-mineralized or tap water.
Applications Mineral-rich water may provide an important supplementary contribution to total calcium and magnesium intake. For dietetics professionals, it may provide - in place of the usual recommendations concerning the consumption of dairy products - a good way to improve calcium and magnesium intakes, particularly in subjects who don’t like dairy products.

Il calcio dell’acqua, di rubinetto o in bottiglia, si assorbe quasi come quello del latte, come mostrano vari studi, tra cui questo italiano (su un’acqua in bottiglia, ma lo stesso vale per tutte le acque ricche di calcio, comprese quelle di rubinetto):

CALCIUM BIOAVAILABILITY FROM A CALCIUM-RICH MINERAL WATER, WITH SOME OBSERVATIONS ON METHOD
Bacciottini L. et al, J Clin Gastroenterol. 2004; 38(9):761-6
Goals: The study was designed to determine whether high-calcium mineral water is an efficient additional source of dietary calcium, optimizing a method for calcium determination never used for mineral waters.
Background: It is generally agreed that an adequate calcium intake is necessary for the acquisition of an ideal peak bone mass and for the maintenance of the bone mineral density in adults, in postmenopausal women, and in the elderly. Mineral waters are calorie free, and some, with high calcium levels, might be significant sources of calcium.
Study: The availability of the calcium contained in a high-calcium mineral water was measured in 27 healthy subjects. In 8 subjects the calcium availability of the water was compared with the calcium availability ingested with milk at the same calcium load. Milk and water were labeled extrinsically with 30 mg Ca. Fractional absorption from the oral dose was determined from plasma samples using ICP-MS technique.
Results: At an ingested calcium load of 3.18 mmol, percentage of absorption for water averaged 22.53 +/- 2.53 (mean +/- SD) for men, 22.57 +/- 2.10 (mean +/- SD) for premenopausal women and 21.62 +/- 3.12 (mean +/- SD) for postmenopausal women. Percentage absorption from milk was 23.15 +/- 4.06 (mean +/- SD).
Discussion: The calcium from the mineral water is thus highly bioavailable, at least as bioavailable as milk calcium, and ICP-MS appears to represent a reliable and reproducible method for calcium absorption from alimentary sources.

Il calcio dell’acqua, di rubinetto o in bottiglia (in questo caso una acqua minerale italiana, ma lo stesso vale per altre acque ugualmente ricche di calcio), si assorbe più di quello del latte, come dimostra questo studio americano:

ABSORBABILITY OF THE CALCIUM IN A HIGH-CALCIUM MINERAL WATER. R. P. Heaney and M. S. Dowell, Journal Osteoporosis International 4, 6, November 1994
The availability of the calcium contained in a high-calcium mineral water popular in Italy, was compared in 18 healthy women with the availability of milk calcium ingested at the same calcium load, using 45Ca as the tracer in a randomized cross-over design. At an ingested calcium load of 2.5 mmol, absorption fraction averaged 0.433 for milk and 0.475 for Sangemini water. The mean quotient of the two (water/milk) was 1.129 (±0.056). The calcium of mineral water is thus highly bioavailable, and at least as bioavailable as milk calcium.

Molto efficaci nei problemi di digestione e nelle dispepsie sono le acque bicarbonato-calciche, a cui uno studio dell’Università di Firenze e anche altri studi attribuiscono la capacità, se assunte in discrete quantità, di accelerare il transito lungo tutto il canale digestivo. Inoltre la ricchezza in queste acque minerali, di ioni calcio sembra avere sia un effetto diretto sulla muscolatura liscia, sia sul sistema neuroendocrino intestinale, tramite l'attivazione di chemorecettori tali da favorire l'aumento della contrazioni della muscolatura gastrointestinale. Numerosi gli studi che confermano questa ipotesi, tra cui:

- Bertoni M. et al Effects of a bicarbonate-alkaline mineral water on gastric functions and functional dyspepsia: a preclinical and clinical study. Pharmacol Res. 2002; 46:525-531.
- Bortolotti M. et al. Modifications induced by mineral water on gastrointestinal motility of patients with idiopathic dyspepsia. Minerva Medica 1999;90:187-194.
- Anti M. et al. Water supplementation enhances the effect of high-fiber diet on stool frequency and laxative consumption in adult patients with functional constipation. Hepatogastroenterology 1998;45:727-732
- Cuomo R. et al. Effects of carbonated water on functional dispepsia and constipation. Eur J Gastroenterol Hepatol 2002;14:991-999.
- Dessiner JM. Et al. Psychophysical and neurobiological evidence that the oral sensation elicited by carbonated water is of chemogenic origin. Chemical Senses 2000;25:227-284.

“ADDOLCIMENTO” DELL’ACQUA DI RUBINETTO? NO.  Se quello finora dimostrato è vero, ne consegue che anche le acque "addolcite" con sistemi filtranti speciali anti-calcio (spesso a base di cloruro di sodio) risultano doppiamente dannose. Sia per la notevole aggiunta di sodio attraverso il sistema filtrante, sia per la carenza di calcio e magnesio, notoriamente sali minerali protettivi. Tanto che le autorità sanitarie consigliano ai tecnici di regolare gli apparecchi addolcitori in modo da non avere mai meno di 60 mg/L di calcio.

FILTRI O “CARAFFE” FILTRANTI? NO, PEGGIORANO L’ACQUA. Andranno bene per togliere il sapore di cloro, quando c’è, ma per il resto i filtri non sono consigliabili. Proposti da un martellante battage pubblicitario hanno il grave problema della flora batterica che rischia di moltiplicarsi nell’adattissimo ambiente sempre umido dei filtri di carbone o di altro materiale, e di sbilanciare anche la composizione minerale. Una recente inchiesta scientifico-giudiziaria condotta dall’Università di Roma ha dimostrato che l’acqua filtrata peggiora a mano a mano che si usa il filtro. E il consumatore non può mai sapere il grado eventuale di contaminazione da batteri o altri agenti microbici.

CALCIO MINERALE COME QUELLO "BIOLOGIZZATO". La condanna delle oligominerali e anche delle acque di rubinetto troppo scarse di sali è completata, infine, dalla scoperta che è scientificamente falsa la diceria, sopravvissuta più a lungo in ambiente naturista, che "una cosa è il calcio di latte e verdure, biologizzato attraverso gli organismi vegetali e animali, e altra cosa quello minerale dell’acqua, inutile perché inassorbibile". Si è dimostrato poco o nulla vero. Probabilmente le vecchie ricerche non erano condotte in modo razionale, fatto sta che i nuovi studi dimostrano tutti, al contrario, che i sali minerali delle acque, primo tra tutti il calcio, si assorbono benissimo nel corpo umano, tanto che vanno a rinforzare il turnover delle ossa.

NIENTE CALCOLI. ANZI, IL CALCIO E' PROTETTIVO. E non solo calcio e magnesio delle acque sono ben assorbiti (quasi come il latte in alcuni studi, come e più del latte in altri, v. i tre abstract), ma è smentita l’ingenua credenza popolare e medica che troppi minerali dell’acqua favorirebbero i calcoli renali. Anzi, è dimostrato esattamente il contrario: favoriscono l’eliminazione dei sali minerali non essenziali (sodio e cloruri, p.es), come J.Sorenson provò tra i primi nel 1983. "Si crede che le acque con alto residuo fisso secco siano "dannose" perché favoriscono la formazione di calcoli renali e vescicali! La calcolosi renale e vescicale si forma, invece, quando l’urina ha un valore di densità superiore a 1025 e un pH acido (valore inferiore o uguale a 5). A chi ha un pH acido urina consiglio di eseguire calciuria (ricerca di calcio eliminato), che è una causa di osteopenia e osteoporosi! A chi soffre di queste patologie ossee, consiglio di assumere acqua con alto residuo fisso secco, contenente buone dosi di calcio e magnesio. Questi minerali sono prontamente assorbiti a livello intestinale contribuendo a migliorare il metabolismo del calcio nelle ossa" (P.L.Rossi, nutrizionista clinico). Quindi, in pratica, nelle acque da bere legali il residuo fisso o TDS denota soprattutto i sali minerali nutrienti e salutari. E’, insomma, un fattore positivo. Tutto il contrario di quello che dice la pubblicità e credono i consumatori creduloni.

METALLI PESANTI? MA CE NE SONO PIU' NEL TONNO. Certo, nel totale dei sali sciolti nelle acque da bere (TDS o residuo fisso che dir si voglia), accanto a calcio, magnesio e potassio possono essere presenti anche tracce di azoto e nitrati (inquinamento organico) o metalli pesanti come il cromo (scarichi industriali abusivi) o tossici come l’arsenico (terreno vulcanico). Ma la legge è severa su questo punto, e sia le acque potabili, sia le minerali in bottiglia, per essere commercializzate o distribuite ai consumatori non possono superare minimi limiti di legge (che, anzi, andrebbero ristretti ancora). Per es., le acque di acquedotto delle zone vulcaniche, troppo ricche di arsenico (≥10µg/L), sono oggi per legge europea e direttive dell’Istituto Superiore di Sanità, offerte ai cittadini in fontanelle filtrate con appositi macchinari. Ma sono casi rari. Lo stesso non si può dire, invece, per alcuni alimenti, come i pesci, specialmente quelli più grandi e carnivori (tonno, pesce spada, palombo ecc), che pure sono di largo consumo.

LE MIGLIORI ACQUE MINERALI IN ITALIA. Se questa è la ricerca scientifica, ne consegue che, dal punto di vista nutrizionale, in Italia le migliori acque minerali, adatte a tutti tranne che ai malati di insufficienza renale (i quali devono seguire le indicazioni dei nefrologi), non sono certo le oligominerali, ma quelle mediamente minerali, ovvero – considerando le più note e meglio distribuite sul territorio nazionale – Santagata e Lete (che hanno il vantaggio ulteriore di costare poco), Ferrarelle e Sangemini (quest’ultima molto costosa). Cioè quelle raffigurate in alto nella tabella (“Calcio, magnesio e residuo fisso”). Ma, se ci abituiamo a leggere attentamente i valori di calcio e magnesio sulle etichette, possiamo scoprire almeno un’altra decina di acque in bottiglia note solo localmente che apportano un buon livello di sali minerali protettivi.

ETICHETTE: VALORI CHE CAMBIANO NEL TEMPO, O VENGONO NASCOSTI. E’ poco noto che il contenuto in sali minerali di un’acqua, minerale o di acquedotto (e stiamo parlando di ogni singola fonte), variano nel tempo. Perciò anche le acque minerali in bottiglia hanno, di anno in anno, valori minerali leggermente diversi, come accertano le analisi chimiche obbligatorie, riportate purtroppo solo parzialmente sull’etichetta. Un paragone tra diverse acque, quindi, andrebbe effettuato nel medesimo anno. Può anche accadere che l’acqua di una fonte, avendo valori limite, da un anno all’altro passi di categoria, e da oligo diventi medio-minerale o viceversa. Per esempio, prendendo come base la tabella 1, l’acqua Santagata, che nel 2010 aveva 298 mg di calcio, nel 2011 ne segnala 300 mg, mentre l’Uliveto che nel 2010 aveva 190,1, nel 2011 ne ha solo 171 mg. Quindi, bisogna far riferimento soltanto all’etichetta sulla bottiglia, anziché al sito web o ai dépliant, che potrebbero non essere aggiornati.
Un tempo, quando il largo pubblico era ignorante e non leggeva le etichette sulle bottiglie, queste riportavano decine e decine di minerali, mentre oggi che il pubblico ha imparato a leggerle, e quindi ne potrebbe essere impressionato (così temono i produttori), le etichette riportano pochissimi minerali. E’ un male, e i consumatori dovrebbero protestare, visto che si pretende da loro di bere anche 2 litri di acqua al giorno, e perciò con 2 litri anche i minerali minori acquistano peso. Fatto sta che alcuni minerali secondari, ritenuti imbarazzanti o pericolosi dai produttori, come lo stronzio (radioattivo) e altri dati sulla radioattività, sono stati addirittura eliminati dalle etichette. Ricordo che, tra le altre, le acque Uliveto e Nepi, che sorgono in aree geologicamente radioattive, anni fa riportavano i valori dello stronzio. Oggi non più.
Altri valori negativi sono i nitrati (o peggio i nitriti) e l’ammoniaca, che segnalano inquinamento biologico o da concimazioni agricole. I nitrati ci sono, l’ammoniaca quasi mai.
Invece, c’è sempre il sodio, un dato assolutamente inutile, perché sempre bassissimo, anzi infinitesimale rispetto al sodio che si ingerisce a tavola: così i produttori possono vantare, tra tanti difetti della loro acqua, che almeno “è povera di sodio”. Grazie tante: non è certo acqua di mare!

LISCIA O GASSATA? LA SECONDA. Infine il luogo comune che l’acqua davvero "naturale" sarebbe quella senza anidride carbonica, cioè non gassata, che poi è l’acqua che piace di più agli Italiani, in questo primi nel Mondo. L’acqua sorgiva minerale, specialmente se proviene da rocce vulcaniche, in origine esce in molti casi dotata di CO2 e di ossigeno disciolto. La raccolta nelle vasche di sedimentazione e l’imbottigliamento riducono e spesso annullano questa presenza gassosa. Non è, dunque, un artificio eccessivo il ristabilimento o l’aggiunta ex novo di CO2. Un artificio senza dubbio di gran lunga minore di quello di tenere l’acqua, che è cosa mobile e ossigenata, chiusa in una bottiglia, ferma per giorni o mesi o anni, peggio se sotto il sole o alla viva luce, tanto peggio se in bottiglie non di vetro ma di plastica.

L’acqua effervescente, grazie al gas CO2 anidride carbonica, non è affatto dannosa per persone normali e in buona salute. Può essere controindicata, però, per pazienti affetti da reflusso gastro-esofageo o altri disturbi di stomaco. E’ provato che la leggera acidità (il pH si abbassa un poco) dovuta all’acido carbonico che si forma per la soluzione dell’anidride CO2  in acqua, favorisce la digestione, migliora il gusto, aiuta a dissetarsi. Si discute se l’acido carbonico riduca l’assorbimento dello ione calcio nelle ossa o no. Comunque, un’acqua in bottiglia acidulata con CO2 è più igienica, cioè si conserva molto meglio di un’acqua "liscia", in quanto alcuni studi dimostrano una netta azione protettiva antibatterica. Le bottiglie di acqua, infatti, sono sempre immagazzinate e trasportate senza alcun riparo da luce e calore, e perciò è importante qualsiasi elemento che ne preservi la purezza batteriologica, o almeno riduca la percentuale di batteri. Lo prova l’illuminante studio (Loy et al 2005) sulla superiorità igienica dell'acqua gassata (v. oltre).

MA POI FA BENE BERE TANTISSIMA ACQUA? NO. E’ sempre sembrata eccessiva e pubblicitaria la nuova raccomandazione (recente, non per caso, come se istinto e memoria collettiva in questo campo non avessero valore) di bere tanto, “almeno 2 litri al giorno”, intendendo soprattutto acqua minerale. Tutti noi abbiamo esperienza di persone sanissime che bevono poco o comunque non arrivano ai 2 litri quotidiani giorno. Quello che conta, infatti, è il contenuto d’acqua non dei soli bicchieri ma della dieta quotidiana: chi consuma insalate, frutta, brodi, latte, yogurt, tè, vino e consuma i cereali in forma idratata (minestre, pastasciutta ecc), e usa pochissimo sale, non può avere le medesime esigenze, a parità di perdite di liquidi (sudore, esercizio), di chi mangia secco, troppo salato o dolce (p.es., biscotti, crackers, grissini, panini, salatini, salumi, dolci ecc). Lo conferma la nutrizionista canadese Susan Barr docente al British Columbia American College of Nutrition. E anche secondo l’American College of Nutrition, la maggior parte dell’acqua di cui abbiamo bisogno è già contenuta in verdura e frutta fresca, perciò chi è sano e segue una corretta dieta naturista non deve sentirsi in colpa se beve meno dei 2 litri: anzi, “deve” berne di meno. Così può accadere paradossalmente che quanto più la persona sia sana, cioè mangi solo cibi sani, ovvero molto idratati, tanto meno senta il bisogno di bere acqua. I vecchi medici naturisti ripetevano “bevi il tuo cibo, mastica la tua acqua”. Senza contare che l’eccesso di acqua può essere dannoso. Specialmente in alcuni malati di reni, fegato e cuore, o in chi – caso limite – assume certe droghe. Due ragazze, Leah Betts e Anna V. Wood, morirono nel 1995 per edema cerebrale per aver bevuto molti litri di acqua in pochi minuti, in preda a ecstasy (“intossicazione acuta da acqua secondaria ad assunzione di MDMA”). Ma per le persone sane il sistema fisiologico automatico di equilibrio idro-salino nel corpo umano è ben regolato dalla sete. Che non è affatto vero che “interviene in ritardo” come si dice su istigazione dei pubblicitari. Senza contare poi il pericolo della iponatriemia, cioè la caduta del tasso di ione sodio da eccessiva diluizione del sangue, manifestatosi in parecchi sportivi, come mostra uno studio (Almond 2005). Insomma, la storiella ormai diventata popolare dei “2 litri al giorno”, e per giunta di acqua minerale, per la quale non c’è ragazza o segretaria che non si porti appresso tutta la giornata una bottiglietta d’acqua, non ha assolutamente prove scientifiche come si vede in uno studio (Valtin 2002).

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APPENDICE

DIVERSITY OF BACTERIA GROWING IN NATURAL MINERAL WATER AFTER BOTTLING
Alexander Loy, Wolfgang Beisker, and Harald Meier. Applied and Environmental Microbiology, July 2005, p. 3624-3632, Vol. 71, No. 7
Bacterial growth occurs in noncarbonated natural mineral waters a few days after filling and storage at room temperature, a phenomenon known for more than 40 years. […] In contrast to the current perception that Gammaproteobacteria are the most important bacterial components of natural mineral water in bottles, Betaproteobacteria dominated the growing bacterial community and accounted for 80 to 98% of all bacteria detected in the late-exponential and stationary-growth phases. Using previously published and newly designed genus-specific probes, members of the betaproteobacterial genera Hydrogenophaga, Aquabacterium, and Polaromonas were found to constitute a significant proportion of the bacterial flora (21 to 86% of all bacteria).

ACQUE DI ACQUEDOTTO: LE ANALISI. Tabelle con i risultati completi delle analisi di campioni di acqua di acquedotto di 157 località italiane, di 105 Province su 111. I risultati hanno mostrato che la qualità delle nostre acque di rubinetto è abbastanza buona, ad eccezione di alcune anomalie. Lo studio (Progetto Atlante Europeo, EuroGeoSurveys Geochem. Exp. Group: De Vivo, Lima, Albanese, Birke et al.) è stato pubblicato su "Le Scienze", dicembre 2010 ("Acqua di casa nostra").

ACQUE MINERALI: LE ANALISI. Tabelle con i risultati completi delle analisi di ciascuna acqua minerale in commercio in Italia. Lo studio (Progetto Atlante Europeo, EuroGeoSurveys Geochem. Exp. Group: De Vivo, Lima, Albanese, Birke et al.) è stato pubblicato su "Le Scienze", maggio 2010 ("Che acqua beviamo?").

ACQUE DA BERE: VALORI MASSIMI AMMESSI. Tabella con le concentrazioni massime ammesse per la legge italiana ed europea e i valori delle linee guida dell'Environment Protection Agency USA (EPA) e dell'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) per le acque minerali naturali e le acque potabili.

ACQUE CON RESIDUO FISSO BASSISSIMO* (meno di 50 mg/L). In pratica, come neve o acqua distillata! Non consumare senza malattie renali serie e indicazione del medico specialista (nefrologo): ■ Lauretana: 14 mg/L (l’acqua con il minor residuo fisso d’Europa) ■ Monterosa: 14.7 mg/L (negozi bio) ■ Fonte delle Alpi (sorgente Seccarezze): 16.9 mg/L (CRAI) ■ Sant’Anna (sorgente Rebruant): 22.3 mg/L ■ Billa (sorgente Martina): 23.7 mg/L (Billa) ■ Amorosa Humana: 25 mg/L (farmacie) ■ Fonte Vallechiara: 28.5 mg/L ■ S. Bernardo (sorgente Rocciaviva): 35.5 mg/L ■ Valverde (Spumador): 37.5 mg/L ■ Pian della Mussa (fonte Sauzé): 37.8 mg/L (Piemonte) ■ Alte Vette (fonti Vinadio): 44.5 mg/L (Iper) ■ Eva (sorgente Fontanone): 47 mg/L ■ Alpi Bianche (fonti Vinadio): 48.9 mg/L

ACQUE CON RESIDUO FISSO BASSO*. Oligominerali ma con residuo fisso superiore a 50 mg/L. Un po’ meno dannose delle precedenti per i sani, ma sempre sconsigliate per l’uso di ogni giorno, specie per i bambini. Da consumare solo in emergenza (se siete in viaggio e non trovate Ferrarelle, Sangemini, Lete, Santagata, Uliveto, San Pellegrino e le altre acque minerali ricche di calcio e magnesio, e dal residuo fisso alto): ■ Levissima: 78.2 mg/L  ■ Fiuggi: 123 mg/L ■ Maniva: 125 mg/L ■ Panna: 142 mg/L ■ Rocchetta: 177.07 mg/L ■ San Benedetto: 271 mg/L ■ Evian: 309 mg/L ■ Vitasnella: 382 mg/L.

VALTIN H. Drink at least eight glasses of water a day.” Really? Is there scientific evidence for “8 × 8”? AJP - Regu Physiol, 2002 November 1, 283, 5: R993-R1004.

ALMOND CSD et al. Hyponatremia among Runners in the Boston Marathon. N Engl J Med 2005; 352:1550-1556, April 14, 2005.

* Questi dati sulle varie etichette, molto variabili di anno in anno, sono riferiti dai lettori di un sito internet, quindi potrebbero non essere esattissimi né corrispondere con quelli dell’anno in cui si legge questo articolo. M sono certo indicativi delle “differenze relative” tra le varie acque. Se i lettori hanno altri dati, anche su altre acque, possono inviarli. Data la loro mutevolezza, nelle acque servirebbe in teoria un l’aggiornamento continuo. Ma si tratta solo di esempi merceologici, quello che conta è il principio: gli studi citati dimostrano che al supermercato bisogna scegliere le acque più ricche di sali, soprattutto calcio e magnesio, non le oligominerali. Tranne casi di insufficienze renali e su prescrizione del nefrologo.

AGGIORNATO IL 5 GENNAIO 2014

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32 Comments:

Blogger narlo said...

Nuovo articolo... Nuove letture.
Lo leggo immediatamente!

15 luglio 2010 01:10  
Blogger narlo said...

ACQUA CON (CO2):
Questa non la sapevo. Ho sempre diffidato dall'acqua con anidride carbonica, perchè la includevo, nel gruppo delle bevande "con gas" da evitare.

Conosco alcuni che la bevono al posto della "liscia". Fanno bene quindi o in quel caso si tratta di un eccesso non "benefico"?

Grazie. A presto
Giovanni

15 luglio 2010 12:53  
Anonymous andrea said...

quindi riassumendo il tutto, il Suo consiglio della settimana per persone in salute è:

a roma o in montagna (in prossimita di sorgenti) bere acqua del rubinetto

ovunque bere acqua minerale naturale meglio se gassata.

ho capito bene??


PS non so se sia possibile ma ho una domanda personale da porLe: se Lei abitasse in una zona in pianura vicino al mare (latina) con acqua del rubinetto molto dura ma con pochissimi nitrati sconsiglierebbe ugualmente l' uso di un addolcificatore in brocca economico (BRITA)?

16 luglio 2010 11:13  
Blogger Nico Valerio said...

Andrea qui non si danno consigli, ma si riporta la situazione vera. Poi ognuno fa le sue scelte. Che in questo caso sono complesse. In attesa che eliminino la clorazione, il senso del complicato articolo è che bisogna valutare i pro e i contro. Cioè il male minore. Bisognerebbe avere i dati sui trialometani o sostanze di derivazione (organoclorurati) di ogni acquedotto.... Le aziende li danno, sono obbligate. Mai farei decalcificare l'acqua, tantomeno con filtri casalinghi e caraffe. I loro filtri sono un ricettacolo ideale per i batteri (anzi, devo aggiungere questo concetto all'articolo). Il calcio è una risorsa importante, questo il messaggio principale dell'articolo: cuore, sistema nervoso, ossa, tumori ecc

16 luglio 2010 11:25  
Blogger Nico Valerio said...

Andrea, "vicino al mare"? Forse intendevi riferirti ad un eccesso di sodio? Neanche in questo caso farei "addolcire" l'acqua. Come mostrato dall'articolo un po' più di sodio e cloruri nell'acqua non fa assolutamente nulla, nel monte enorme di sale quotidiano...

16 luglio 2010 11:30  
Anonymous andrea said...

lo so che non è un sito di consigli ma semplici lezioni di vita...ho provato ad ironizzare!

cmq grazie Prof Nico!ho fatto le dovute ricerche e ho capito che il male peggiore è bere l' acqua cosi com è... la metto in frigo in una bottiglia di vetro chiusa e quella che avanza dopo un giorno la butto!!

Moriro martire intossicato dall' arsenico (a Latina è 7,3 ng/l) ma almeno i miei nipotini non mi accuseranno di aver riempito il pianeta di plastica.

PS ma non esiste nessuna terapia chelante per arsenico?
considerando che seguo una ferrea alimentazione naturale km0 (GAS)la mia morte è gia scritta.

PPS apriamo una petizione contro la clorazione dell' acqua?!?

17 luglio 2010 13:17  
Blogger Nico Valerio said...

Andrea. Arsenico nell'acqua: così... poco a Latina? A nanogrammi? Che fortuna! Guarda la monografia dell'Univ. di Parma sull'arsenico,

http://wwwunipr.it/arpa/facvet/annali/1998/campanini/campanini.htm

verso la fine (la lista negli alimenti di uno studio canadese, che comunque dà una idea), e vedrai che soprattutto il pesce, ma un po' tutti gli alimenti, sono inquinati da arsenico. Ma migliaia o milioni di volte di più: a micro-milligrammi. Arsenico che, poi, in minime tracce non è un problema. Anzi, fino agli anni 80 si riteneva un ricostituente...:-)
Questo per confermare quello che i miei 2 blog ripetono sempre: che NON ESISTE IL CIBO PURO. Tutto viene dalla Terra, nulla è un "cibo dell'Uomo", e tutti i cosiddetti "alimenti", le cosiddette "bevande", sono dotati di migliaia di sostanze chimiche. Molte delle quali tossiche. Ma con tutto ciò ancora qualcuno (tutti) si straccia le vesti quando nota una sostanza tossica... Ma se sono migliaia in ogni cibo!

17 luglio 2010 15:35  
Anonymous Consuelo said...

Oh|, finalmente qualcuno che spiega le cose (e anche aggiornate) in modo chiaro e citando le fonti scientifiche! Sono biologa e devo farti i miei complimenti. La pubblicità ormai ha influenzato anche molti medici...

17 agosto 2010 22:04  
Anonymous strumenti musicali basso said...

deve essere buona

16 settembre 2010 16:39  
Anonymous mu said...

ottimo articolo!

Sai dirmi qualcosa sulle acque di Bergamo città alta??

03 novembre 2010 10:28  
Anonymous gio said...

Salve qualche informazione invece sulla cosiddetta acqua ionizzata alcalina? Grazie

21 maggio 2011 12:51  
Blogger Nico Valerio said...

ACQUEDOTTI E METALLI PESANTI
Alessandra B. ha chiesto:
A- l'acqua che sgorga dal rubinetto non ha la stessa composizione chimico batteriologica presente negli acquedotti comunali. Ancora nella stragrande delle abitazioni, i vecchi impianti sono composti da tubature in ferro e piombo, che -specie il secondo- va ad arricchire indesideratamente quello che noi beviamo. Appurato questo: val la pena di utilizzare un filtro a carboni per depurare seppur parzialmente da ALCUNI metalli pesanti l'acqua? Io ritengo di sì, non la certezza del dubbio ma propendendo per un , allo stesso modo in cui mangio frutta e verdura biologiche non ritenendole l'optimum ma il meno peggio rispetto alla verdura nata da uso di antiparassitari, concimi chimici di sintesi, ecc.
B - la questione ' ci sono piu' metalli pesanti nel tonno' non mi è chiara, e una veloce ricerca in rete non mi ha aiutato. I metalli pesanti derivano da contaminazione della scatola (correlatamente al punto A) o sono naturalmente contenuti delle carni del pesce?
Alessandra B.

Risposta.
A. Le acque degli acquedotti sono testate anche all'uscita in alcune fontane pubbliche. Effettivamente alcuni privati hanno condutture pessime e di vecchio tipo, specie in zone agricole arretrate. Quando non usano ancora i serbatoi (vietati per uso alimentare).
In ogni caso, no alle caraffe-filtro. Lo dicono esperti sanitari. Perché se pure la prima volta possono funzionare, poi il filtro resta sempre umido quindi un ambiente ideale per la proliferazione batterica. Basta dire che per lo stesso motivo igienico gli spazzolini da denti appena usati, e quindi bagnati, devono essere fatti asciugare all’aria, e mai tenuti al chiuso. Inoltre è anche possibile che i residui metallici o le impurità trattenuti nel filtro possano riversarsi nel bicchiere: non saprai mai quando e quanto. Il filtro, quindi, andrebbe cambiato spessissimo con costi insostenibili. In più provoca uno sbilanciamento dei sali minerali. Alcuni sistemi per togliere il calcio (che fa bene) aggiungono sodio (che fa male).
B. Il tonno è un grande pesce carnivoro, cioè predatore, che è al culmione della catena trofica, quindi accumula nella propria carne tossine e metalli pesanti ineliminabili biologicamente (mercurio, cromo ecc) presenti nei piccoli pesci di cui si ciba. Ci sono centinaia di studi sui metalli pesanti in tonno e grandi pesci (squalo, palombo ecc).

14 giugno 2011 00:01  
Anonymous Anonimo said...

Il magnesio è un elemento essenziale all'organismo perchè apporta benessere e relax, consentendo di raggiungere l'equilibrio psicofisico. Inoltre favorisce la digestione e l'attività intestinale, stimola la produzione di energia e da una mano anche al nostro metabolismo. Tra le acque minerali italiane, quelle col più alto livello di magnesio sono: Hidria (mg/l: 100,3) - Gaudianello (mg/l: 54) e San Pellegrino (mg/l: 52)

26 agosto 2011 14:09  
Blogger Nico Valerio said...

FILTRI DOMESTICI.
Ricevo da un lettore anonimo a nome di una azienda che ha a che fare con le acque da bere:

"Complimenti molto preparato, condivido quasi tutto fuorche' lo sconsigliare filtri domestici. Bisogna vedere che filtri sono. SE addolcitori, osmosi ecc sono d'accordo con te perchè vanno ad agire proprio sulle componenti dell'acqua. Sono in disaccordo invece per quanto riguarda quelli ai carboni attivi naturalmente se adeguatamente integrati da lampade battericide o sostanze batteriostatiche tipo l'argento che non permette la proliferazione batterica. Eliminano il cloro, quindi anche i cloroderivati ed esaltano le proprietà organolettiche senza modificare i preziosi oligoelemnti. A proposito della lampada uv per debatterizzare: se messa a monte della distribuzione risolve ben poco perchè durante il percorso non la preserverebbe. Per essere efficace va messa il piu vicino possibile al point of use, quindi l'idea è irrealizzabile. Una sostanza inodore insapore e senza le controindicazioni del cloro sembrerebbe essere l'acido peracetico ma è molto piu' costoso. Comunque l'arrembante vendita a domicilio delle osmosi inverse è un inganno dovuto ad un'altro inganno indotto sul consumatore dai falsi messaggi pubblicitari delle acque minerali sul residuo fisso. La lauretana, la sant'anna, la plose, la san bernardo sono quasi distillate, quindi molto aggressive per l'organismo. Se ciascuno ne fosse correttamente informato probabilmente se ne starebbe alla larga, ma c'è una rincorsa verso il residuo fisso piu' basso. Queste minerali dovrebbero essere obbligate a far bere a tutti i loro dirigenti acqua distillata per tutta la vita ;-) Rinnovo i compllimenti per la preparazione in materia".

RISPOSTA: Grazie per l'apprezzamento, ma come si dice nell'articolo (c'è tanto di link) non sono io ad aver deciso che i filtri possono essere pericolosi, ma l'Istituto Superiore di Sanità, in base a numerosi studi di ricercatori igienisti. Carbone o altro, l'ambiente chiuso perennemente umido favorisce la proliferazione batterica. E’ un principio biologico di base, indiscutibile. E non è alla portata della casalinga qualunque accertare se il carbone è accompagnato o no da sistemi antibatterici. Chissà quanti filtri ci sono in commercio (uno l’ho avuto anche io) senza questa difesa.

17 dicembre 2011 00:36  
Anonymous Anonimo said...

Vedo solo oggi la risposta che mi avevi dato. Volevo fare alcune precisazioni: le lampade Uv vanno montate il piu' vicino possibile al punto d'uso e gli acquedotti possono fare ben poco in merito perchè dovrebbero comunque mantenerla durante il suo percorso: d'accordo sulla sanificazione con l'ozono o l'acqua ossigenata a cui aggiungerei l'acido peracetico di cui non conosco eventuali effetti nocivi ma gli acquedotti non potranno mai permetterselo a meno di farsi pagare molto ma molto di piu' di adesso. Nell'acqua potabile possono essere presenti anche altre sostanze indesiderate prodotte dalle tubature. Farla decantare risolve solo parzialmente il problema, senza considerare che una volta decantata proprio per il problema del ristagno comincia la proliferazione batterica. Detto questo l'unica alternativa praticabile sono i volgarmente detti "depuratori" (che tu giustamente definisci filtri) a carboni attivi applicati al punto d'uso. Avendo un valore adsorbente eliminano cloro, cloroderivati, cattivi sapori, odori ed agiscono sulla limpidezza riportando l'acqua alle medesime condizioni dell'"acqua di sorgente" prelevata alla sorgente. Sbagliato demonizzare i filtri facendo di tutta un'erba un fascio, piuttosto bisognerebbe informare correttamente i consumatori.
1) I filtri non dovrebbero modificare il contenuto dei sali nell'acqua
2) I filtri esauriti vanno sostituiti
3) i filtri al loro interno devono contenere i materiale batteriostatico come l'argento per inibire la proliferazione batterica o in alternativa
a) Un'ulteriore filtrazione meccanica di almeno 0,2 micrometri tale da non permettere ai batteri e virus di passare in quanto di dimensioni superiori
b)montare a valle del filtro una lampada sterilizzatrice uv
5) sanificare alla sostituzione dei filtri
6) evitare le osmosi inverse che sono nate per un impiego occasionale survivor
7 evitare le caraffe perchè il ristagno provoca proliferazione batterica e non solo: abbattono il calcio per scambio ionico ed aumentano quindi la quantità di nacl, oltre al fatto che quei filtrini hanno un'autonomia molto limitata. Se prorio volete risparmiare e le avete acquistate abbiate l'accortezza almeno di mettervi all'interno un oggetto di argento.
8) L'Organizzaione Mondiale della Sanità raccomanda un valore calcio nell'acqua variabile tra i 15 e i 50 gradi francesi che in termini semplici significa dai 150 ai 500 mg litro, quindi se per assurdo l'unico sale contenuto nell'acqua fosse il calcio il residuo fisso non dovrebbe mai essere inferiore ai 150 mg.
9) il cloro usato per la potabilizzazione viene assorbito durante il lavaggio e la cottura degli alimenti, pertante è un controsenso bere acqua minerale e mangiare cloro e cloroderivati.
10) E' consigliabile lavare e cucinare gli alimenti con acqua declorata quindi anche la pubblicità dell'amuchina(cloro) è ingannevole e dannosa in misura certamente non inferiore a quelle della minerale con basso residuo fisso
11) Se i cloroderivati tra cui i tialometani risultano dannosi per la salute gli xenoestrogeni del pet (la plastica delle bottiglie) alla cui famiglia appartengono le diossine non sono certamente il massimo della salute.
12) Fare chiarezza sui vari filtri con una giusta informazione. Addirittura ne hanno messo in commercio uno che sulla base di certe teorie orientali non dimostrate promette di curare il cancro rendendola alcalina tramite l'aumento del ph dell'acqua. Per pietà ometterò di farne i nomi.

21 marzo 2012 10:00  
Anonymous Anonimo said...

A proposito: l'inchiesta sulle caraffe filtranti è partita dal giudice Guariniello su denuncia della Mineracqua: ti dice nulla?
Un'altra cosa che mie ero dimenticato: se l'acqua potabile clorata fosse la migliore secondo te perché i comuni investirebbero tanto in case dell'acqua dove l'acqua viene purificata direttamente al punto d'uso con filtro e lapada Uv.
Si ritorna li: la casalinga casomai teledipendente deve essere correttamente informata
Ti sarei grato se stavolta pubblicassi per intero tutte le mie risposte a beneficio proprio dei consumatori
Ti ringrazio Antonio Ansaldi

21 marzo 2012 10:14  
Anonymous Antonio A. said...

NO AL BICARBONATO! "Volete aumentare il ph del'acqua senza spendere una lira: metteteci del bicarbonato con cui consiglio di lavare anche gli alimenti: il bicarbonato ha moltissimi impieghi "miracolosi" Detto questo e scusandomi se la volta precedente mi ero firmato con il nome dell'azienda evidentemente non gradito informo che sto seriamente pensando di abbandonare la vendita e fare solo consulenza disgustato dalla disinformazione generale e dalla presenza di troppi avventurieri del settore (in particolare mi riferisco alle acque minerali, ai venditori di osmosi e di ionizzatori d'acqua)che se ne fregano altamente della nostra salute: cordialmente Antonio Ansaldi

RISPOSTA. No, no, assolutamente. Lo ione sodio è dannoso in eccesso per il corpo e danneggia i reni: sarebbe come consigliare di salare l'acqua da bere. Una pazzia. Non solo il sale, ma anche tutti i composti a base di sodio vanno ridotti al minimo! E non si vede assolutamente la necessità di alcalinizzare ancora di più l'acqua. Le acque migliori sono quelle più povere dello ione Na, cioè sodio.

29 marzo 2012 16:58  
Blogger giuseppe costantino said...

La scelta semplice ma pericolosa e poco etica dell’acqua imbottigliata
Statisticamente oltre il 90% delle famiglie italiane acquista acqua minerale in bottiglia, siamo primi in Europa e terzi nel mondo per consumo! Sicuramente un mercato interessante, infatti è controllato dai grandi gruppi del comparto alimentare i quali esercitano forti pressioni nei processi di comunicazione sui giornali ed in televisione. Mineracqua, unico interlocutore delle imprese produttrici in Italia è riconosciuta da amministrazioni statali e regionali oltre che da organizzazioni nazionali ed internazionali. Tale sistema può influenzare l’informazione anche in ambito medico, dove non essendoci una formazione di base sull’acqua, spesso viene accettato come valido supporto. Il rischio è che i medici possono trasmettere involontariamente, ai loro pazienti, informazioni viziate o tutt’altro che appropriate. Le acque cosiddette "minerali", infatti, non sono biocompatibili per il semplice fatto che i minerali in essa disciolti, poiché non metabolizzati precedentemente da sostanze vegetali, non possono essere assimilati dall'organismo umano e di conseguenza non fanno che sovraccaricare i reni nella loro funzione di filtro. I precipitati salini di un filtraggio sanguigno non ottimale a carico del rene contribuiscono ai processi di calcificazione dell'organismo. Per questa ragione non ha alcun senso assumere acqua "minerale" in ambito atletico per rimineralizzarsi e tantomeno darla ai bambini per aiutarli a crescere. Un'acqua troppo carica di residui minerali inorganici non assimilabili sarà un agente di bio-tossicità, per l'apporto di sostanze non metabolizzabili, che dovranno a loro volta essere espulse, sovraccaricando gli organi emuntori. Si produce in questi casi un effetto paradossale, in cui l'acqua contribuisce alla creazione di problemi che è destinata a risolvere. In ogni caso, se la biocompatibilità è ridotta, evidentemente, l'acqua non può essere assunta a dosi significative per ottimizzare il processo d'idratazione. Ulteriore problematica viene causata dalle bottiglie di plastica che contengono Bisfenolo-a, una ricerca ha stimato che 0,23 parti per trilione di bisfenolo-a possono avere effetti inibitori sullo sviluppo neuronale nei feti a pochi minuti di distanza dall’assunzione.
Non meno è da sottovalutare l’aspetto etico, l'inquinamento prodotto dal trasporto e dallo smaltimento della plastica. Solitamente la spesa media sostenuta dalle famiglie italiane ammonta dai 400 agli 800 €/anno ma dal punto di vista ambientale paghiamo tutti un prezzo molto più alto. È opportuno considerare l'acqua come un elemento vitale di per se viva, ha una sua carica elettrica misurabile e quando chiusa in una bottiglia, anche di vetro, e aperta dopo mesi dall'imbottigliamento perde la sua vitalità. In natura è preferibile bere l'acqua viva ed ossigenata di un torrente di montagna piuttosto che l'acqua ferma in uno stagno.
Possiamo dire che l’acqua minerale in bottigliata fa bene solo a chi la vende e che è una disastrosa, pericolosa, dispendiosa cattiva abitudine da rimuovere! Quando si rende inevitabile, scegliere acqua minerale con residuo fisso inferiore a 50 mg/lt in bottiglia di vetro. Nel suo libro: “ Qualcuno vuol darcela a bere” Giueppe Altamore, , giornalista ed autore diversi libri sull'argomento definito idroinquisitore, parla di questo scandalo sommerso.

14 giugno 2012 11:15  
Anonymous Lucianona said...

Grazie, è la monografia più completa e originale sull'acqua che ho mai letto. Mi hai cambiato la vita.

09 agosto 2012 21:42  
Anonymous Anonimo said...

Patrizio da Roma, il mio istinto mi diceva cio' che ho letto,ma a forza di sentire le stupide pubblicita'mi stavano quasi convincendo del contrario !!! Grazie

15 agosto 2012 10:17  
Blogger Nenio67 said...

Egregio signor Valerio,
leggo con attenzione ed interesse il suo articolo che, peraltro, riporta un'inesattezza: Ferrarelle, Uliveto, ecc. sono, come da sua tabella iniziale, acque minerali dal residuo fisso elevato - Ferrarelle più di 1200 - e non, come viene riportato alla fine, acque dal basso residuo fisso.
Ad ogni buon conto, vorrei il suo parere, se gradisce, sul mio pensiero che è il seguente: l'acqua non è un alimento e quindi da essa non derivano direttamente i nutrienti di cui abbisogniamo; essa è invece il miglior solvente che possa depurare il nostro corpo. Sottolineo "depurare". L'acqua contiene sali minerali inorganici e, di conseguenza, non biodisponibili. La maggior parte dei componenti utili alla nostra vita, noi li assimiliamo con una dieta varia e sana, ricca di frutta, verdura e fibre. I minerali contenuti negli alimenti sono, a differenza di quelli contenuti nell'acqua, totalmente biodisponibili perchè hanno subito il processo di "vegetalizzazione", e quindi, grazie a questo processo, sono diventati sali organici. I sali dell'acqua non fanno altro che appesantire e gravare di surlavoro i nostri filtri, ovvero reni e fegato e si accumulano nell'organismo. Ne conseguono ritenzione idrica, gonfiore, calcolosi, tant'è che le acque minerali fortemente mineralizzate - vedi acque curative di Roncegno o di Abano Terme - sono usate sotto controllo medico. E' ovvio che un'acqua osmotizzata od oligominerale non è adatta all'attività sportiva (pealtro non conosco nessuno sportivo che non addizioni la sua acqua con sali minerali ed integratori vari).
Grazie per l'attenzione

21 settembre 2012 19:29  
Blogger Nico Valerio said...


Non non è così, Nenio67: né io né lei possiamo permetterci di avere il "nostro pensiero" su una cosa scientifica. Solo in politica, filosofia e tifo calcistico ognuno dice quello che gli "sembra"… E’ vero che il ferro metallico non si assimila, anzi non è esatto: un poco si assimila, infatti è tossico, mentre il citrato di ferro che sta nelle piante si assimila (e fa bene) perché biologizzato attraverso l’acido organico. Ma appunto la novità è che calcio e sali alcalini delle acque si assorbono, più o meno come quelli del latte nell’organismo umano. Prima si riteneva di no, perché non sapevano fare bene gli esperimenti clinici. Ora li sanno fare e ci sono le prove, e sono numerose. E nessuno studio degli scienziati concorrenti li ha smentiti, da anni (e c’è lotta durissima tra ricercatori: leggono gli studi altrui cercando il pelo nell’uovo e rifacendo l’esperimento nel proprio laboratorio o nella propria clinica…e se non riesce, pubblicano un contro-studio!). Questo in biologia vuol dire che la cosa è VERA, confermata e provata. Perché pur essendo falsificabile, come diceva Popper, non si è riusciti a falsificarla. Invece lei fa finta di niente, forse neanche ha letto gli abstract e i link, il che è indisponente per l’autore che ha impiegato molto tempo. Il suo commento, come le decine e decine di commenti simili (forse scritti dalla stessa penna, alcuni offensivi, questo no, infatti eccezionalmente lo pubblico) che mi arrivano, NON TIENE MINIMAMENTE CONTO DI QUELLO CHE HO APPENA DIMOSTRATO con tanto di prove inoppugnabili (gli studi). Nel discutere bisogna seguire il metodo socratico: partire dalle parole dell’altro e aggiungere qualcosa, non ignorarle. Sembra quasi che lei voglia propagandare una Fede… e come i Cardinali di Santa Romana Chiesa, invitato da Galileo a guardare gli astri nel canocchiale, lei si rifiuto di guardare. (Ovviamente non ha saputo leggere neanche la frase alla fine, di cui parla. Era solo un po’ complessa, con un inciso. Non mi sono affatto sbagliato: rilegga bene. Per facilitarla ho trasformato l’inciso in parentesi).

21 settembre 2012 22:30  
Blogger Maurizio Garutti said...

Interessante punto di vista, che rispetto. Mi interesserebbe però sapere che differenza c'è secondo Lei, fra minerali organici e inorganici e come siamo in grado di utilizzarli a livello biochimico.
Grazie

11 novembre 2012 08:45  
Blogger Nico Valerio said...

Maurizio, non è un "punto di vista" personale: non bisogna avere "idee personali" come in filosofia, politica o tifo calcistico. Una buona divulgazione scientifica deve riportare con completezza lo Stato dell'Arte della materia. Se tutti gli studi dimostrano che il calcio e il magnesio inorganici (in pratica pulviscolo delle rocce attraversate dalle acque sorgive) sono assimilabili dal corpo come e meglio di quelli del latte, io se non sono disonesto, cioè fazioso (che è la cosa peggiore nella Scienza), ho il dovere MORALE di riportarlo. D'altra parte, prima di scrivere avrebbe dovuto incuriosirla, no?, il sale da cucina (NaCl) assolutamente inorganico, che si assimila benissimo nel corpo animale. E anche i famosi esperimenti con la sabbia di CaCO3, carbonato di calcio (in pratica pezzettini di pietra calcica) trasformati dall'acido cloridrico dello stomaco in cloruro di calcio per buona parte (non ricordo più se 40 o 50%) assimilabile. E allora? Prendiamo atto della Scienza che oggi ha mezzi di indagine ben superiori a quelli del primo Novecento, quando gli esperimenti venivano fatti "alla carlona". La verità è che nel nostro corpo affluiscono sia minerali organici, sia inorganici, con metabolismo chimico MOLTO DIFFERENZIATO tra loro. Mentre la limatura di ferro può essere tossica o non assimilarsi del tutto (p.es), i sali dell'acqua di mare e delle acque sorgive si assimilano benissimo, e perfino il CaCO3 delle pietruzze (del resto ricercate dai polli, "per fare il guscio dell'uovo", a sua volta assimilabile dall'uomo. Le acque sono una nota fonte minerale, tant'è vero che una branca della medicina (e la Medicina Naturista)studia l'impiego delle varie acque minerali nelle varie malattie (idroterapia): non ci aveva pensato? E come potrebbe farlo se i minerali inorganici delle acque non fossero in gran parte assimilabili? La Natura è varia, complessa e contraddittoria per noi Uomini, ancora ignoranti. Dobbiamo solo studiarla senza idee preconcette, prendendo atto degli studi se ripetuti e confermati, com'è il caso dei minerali dell'acqua. E se cozzano contro le nostre "idee" filosofiche o pseudo-scientifiche risalenti a pseudo-ricerche di molti decenni fa magari fatte in provette e capsule Petri, dobbiamo cambiarle, o meglio eliminarle. La Scienza è in divenire. Se non vogliamo trasformarci in propagandisti religiosi o politici dobbiamo spogliarci delle convinzioni personali. Che vanno lasciate ad un altro tipo di... calcio, il football!

11 novembre 2012 10:40  
Anonymous Ana said...

Buongiorno,
sono vegetariana, studente in chimica (con probabile specializzazione in Scienze e tecnologie degli alimenti) e vorrei chiederle, visto l'alto carattere scientifico, che percorso di studi ha fatto.
Mi ritorvo con piacere in molte delle sue affermazioni.

Grazie mille
Saluti
Ana

11 dicembre 2012 11:58  
Blogger Nico Valerio said...

Ana, "alto carattere scientifico" mi sembra troppo. Diciamo medio, normale carattere scientifico. Sembra alto perché il livello dei siti e blog sulla materia, specie quelli vegetariani o pseudo-salutisti, è bassissimo, basso o mediocre. Nessun percorso formativo in nessun campo ti assicura la qualità, il gusto della perfezione (che tanto non si raggiunge mai) e della completezza, la volontà e curiosità di scoprire "che cosa davvero c'è dentro", e il forte senso di autocritica (per cui io modifico e spesso rivoluziono i miei articoli quando scopro cose nuove). Oltre al gusto per la bella scrittura e per la chiarezza (farsi capire dal docente universitario ma anche dalla sua portiera senza scadere di livello informativo. Ecco, queste sono le visrtù che pochi italiani hanno, fedeli come sono alla Fede, alla Ideologia, alla Religione, al Tifo per questo o quel Guru. Se ci fossero queste qualità basterebbero solo le basi di chimica, biologia e storia-antropologia del cibo, e lo studio quotidiano sulle ricerche originali delle riviste scientifiche più importanti. Ma vedo che con migliaia di laureati in discipline bio-chimiche-mediche, o perché non hanno la PASSIONE fin da adolescenti per la materia cibo (e hanno scelto la facoltà all'ultimo momento con un calcolo di opportunità e convenienza...), o perché non sanno-amano scrivere e studiare ogni giorno, fatto sta che libri e siti seri e piacevoli in materia non ci sono, o sono pochissimi. Sono scandalizzato per finire dalla prosopopea e ignoranza (anzi, rifiuto ottuso a cambiare e impatate cose nuove) di molti nutrizionisti, quasi che una volta laureati e specializzati loro sapessero tutto. E invece no, oltre a buon liceo e laurea in materia scientifica, si deve imparare tutto ogni giorno, pronti a cambiare parere. Insomma, la differenza è tra chi si limita a fare professione o impiego (con le inevitabili beghe burocratiche e il tran-tran che impedisce lo studio), e chi studia...:-)

11 dicembre 2012 23:14  
Blogger Unknown said...

complimenti per il tuo blog!!!!

14 gennaio 2013 10:09  
Blogger Viviana Magrini said...

Tutto veramente molto interessante! Io consumo acqua del rubinetto ma filtrata da un impianto ad osmosi inversa, che sottopongo a manutenzione periodica ogni anno.
Adesso la mia domanda è: consumo un'acqua troppo povera di tutto ciò che invece è così importante per l'organismo??
Mi piace l'idea di limitare, nel mio piccolo, l'emissione nell'ambiente di bottiglie di plastica, tappi etc...
Ma se questa mia acqua non va bene, come posso fare?
Butto tutto e passo all'acqua del rubinetto direttamente ???

Grazie, Viviana

03 luglio 2013 14:51  
Blogger Viviana Magrini said...

Complimenti davvero per questo blog!
3 anni fa, presa dall'entusiasmo di potere, nel mio piccolo, aiutare il pianeta e finirla con le bottiglie di plastica, ho installato a casa un impianto ad osmosi inversa.
Ogni anno lo sottopongo a dovuta manutenzione.
Adesso la mia domanda è: ho fatto un errore???

03 luglio 2013 14:59  
Blogger Nico Valerio said...

Viviana, che consigli le possiamo dare? Non possiamo sapere quali sali preziosi il suo impianto trattenga, anche se ho qualche sospetto. Né se ci sia rischio di proliferazione batterica nel sistema filtrante, specialmente dopo periodi di non-uso. Se l'impianto è molto costoso le conviene far fare periodici controlli con campioni di acqua dalla locale ASL.

03 luglio 2013 15:56  
Anonymous Anonimo said...

Gentilissimo Nico Valerio,
conosco da poco il suo blog (e gli altri che sono realizzati in modo da avvincere con modalità dialettiche sui generis per l’Italia) e, devo ammettere, con esso anche il suo profilo di ricercatore; anche se mi sono accorta piacevolmente (vedi le sincronie di senso!) di essermi imbattuta tempo fa nelle sue pubblicazioni nel mio continuo peregrinare per librerie quando, agli inizi del mio percorso di conoscenza, ero alla ricerca di qualcosa di illuminante sulla sana e corretta alimentazione.
Sapevo che quella era la strada giusta da imboccare ma, ancor, a mi mancavano gli strumenti di conoscenza e critici adeguati sull’argomento.
Ad oggi ho letto molto, mi sono documentata, anche da fonti straniere, confrontata, ho sperimentato e, devo ammetterlo, mi rendo conto ormai dopo 20 anni che la strada che conduce ad assumere il giusto atteggiamento nei confronti della propria posizione nel mondo e in rapporto ad esso, e dunque anche tutto ciò che assumiamo e andrà a costituire il nostro essere, è irta di difficoltà infinite!
Da questa consapevolezza “esperita” sono altrettanto conscia di non poter esigere di fare proseliti forzando nella scelta del mio stile di alimentazione, perché otterrei l’effetto opposto. E spesso non esprimo quanto realmente penso delle altrui scelte perché non verrei compresa e l’informazione non sortirebbe alcun effetto.
Posso dire di trovarmi in una fase del percorso che ritengo capace di farmi scorgere il “giusto” che si cela dietro le affermazioni sul tema.
Dunque, anche quel poco che ho avidamente letto dei tuoi blog in una mia attitudine sincretica che mira a poi sintetizzare quanto appreso attraverso prove e verifiche su me stessa sono approdata scorgo in quel tuo, mi permetto, essere spesso non propriamente “politically correct” (!) invece è indice di una estrema correttezza nel senso di corrispondere “al vero”, che si cela dietro l’originalità delle parole usate e la modalità di esprimere i pensieri e le conoscenze.
E arrivo all’acqua!!! Mi ha fatto molto riflettere il tuo intervento in quanto io, ad esempio, non aggiungo mai il sale da nessuna parte se non subirne passivamente quando non cucino per me e assaggio altri piatti.
Pertanto cosa mai potranno farmi dei sali disciolti nell’acqua quando c’è chi ne usa a manciate!?
Ho la pressione bassissima infatti.
Rimane sempre questo grande limite: come fare a suggerire “a pillole” il giusto atteggiamento nei confronti del cibo, che possano venire assunte senza opposizione da chi la pensa diversamente a causa del lavaggio del cervello di nutrizionisti, medici, naturopati?
Questi, da anni, esaltano le virtù medicamentose di acque a residuo fisso ridottissimo che, infatti, specie in questa stagione caldissima non dissetano per nulla e vengono immediatamente espulse; demonizzano le uova; dicono che un po’ di sale fa bene aggiunto alle pietanze (come se il sodio non fosse già negli alimenti) addirittura sostenuto da parte di un nefrologo; ritengono, e lo suggeriscono ai pazienti sani, che un po’ di carne rossa è insostituibile e non vi sono altri alimenti in grado di eguagliarne le virtù; e così il parmigiano per l’osteoporosi e nulla dicono di semi oleosi o altre possibilità di integrazione; e via dicendo e queste sono cose che ben conosci
Mi rendo conto di essere stata prolissa ma è stato un modo per condividere con te e con i fruitori fortunati del tuoi blog queste mie annotazioni sul tema…
Grazie ed è stato un privilegio aver fatto la tua conoscenza. Daniela S.

25 luglio 2013 13:06  
Anonymous Michela G said...

Caspita, certo che ci stanno gabbando per bene per vendere la loro acqua quasi distillata.... non avevo idea che funzionasse così, da oggi ho aperto gli occhi!!

05 gennaio 2014 15:47  

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