venerdì 28 dicembre 2007

SPORT. Il vegetariano di 59 anni che corre (e vince) il Monte Bianco Trail

Vegetarismo e sport estremi? Ma se quasi tutti i vegetariani (giovani) che ho conosciuto, neanche gli sport più moderati, come l’escursionismo in montagna volevano o erano in grado di fare! Ad ogni modo, l’amico Stolcius von Stolcenberg, attento internauta attratto da ogni novità dello sport (specialmente corsa) e della nutrizione applicata all'esercizio fisico, mi invia una notizia-scoop che mi lascia da una parte molto compiaciuto (io che sono sempre stato convinto della teorica (ahimé, solo teorica)superiorità psicofisica dei naturisti-vegetariani), ma che d'altro canto mi sbalordisce due volte.

La prima perché sono un patito di escursioni in montagna, e da guida con molti anni di esperienza so bene qual è il rendimento medio, e anche la fatica, d'un escursionista normale, sia pure della variante che a me piace di più, quella un po' avventurosa: boschi, praterie, creste, dirupi, canyon, ruscelli, pietraie ecc., e spesso fuori sentiero. Ma qui non si tratta di escursioni in cui ci si limita a camminare, ed anche a bassa velocità, ma di corse da pazzi o meglio da supermen.

E la seconda perché sono un difensore della Natura, e vieterei ogni gara piena di folla, oggetti antropici inquinanti (cartelli, paletti di plastica, striscioni ecc), mezzi meccanici, rumore, calpestio eccessivo per i sentieri, ecc., sulle pendici dei monti.

Ma qui il quesito è soprattutto nutrizionale e alimentare.
NICO VALERIO
.
"Nico, dato che per la tua profonda conoscenza dell'Alimentazione Naturale (d'altronde, esiste un compositore che non conosca la propria musica?) vieni citato anche in siti di argomento tecnico sportivo, come questo sullo sport training o quest'altro di sport e medicina, sotto la voce "proteine", vorrei segnalarti un caso veramente eccezionale, un vegetariano addirittura unico che nella sua ineguagliabile carriera sportiva ha inanellato prestazioni degne, senza esagerazione, di essere narrate da Omero.

Voglio parlarti del genio della "corsa estrema" nella natura, il cuneese Marco Olmo, noto come "ultra-trailer" d'eccellenza, insomma il grado più elevato d'uno sport che pochi, immagino, specialmente in un tranquillo blog di alimentazione naturale, conoscono…

Di che si tratta? Prendi una, due, tre o quattro maratone, uniscile in un unico percorso irto di dislivelli altimetrici, condisci di sassi, fango e pietrisco a volontà. Prova a correrci sopra fino al traguardo alla massima velocità possibile. Eccoti descritto l'Ultra-trail.

Ma almeno il nostro corridore sarà un giovane. Macché, è un vecio, ha 59 anni suonati, che sono tanti anche in uno sport di resistenza. Ebbene, quest'anno il nostro portento ha stravinto la 5.a edizione della più estrema corsa di montagna al mondo, quella del Monte Bianco, la "North Face Ultra Trail Tour du Mont Blanc".

E’ nientedimeno il periplo completo del Monte Bianco lungo un sentiero che i trekker di primo e secondo pelo percorrono a tappe in circa una settimana (163 km, con ben 8900 metri di dislivello positivo, cioè sommando tutte le salite).

Ma non è finita qui! Il nostro sessantenne-in-pectore questa fatica di Ercole l'aveva vinta pure l'anno scorso (con 20 ore di passione). E di allori come questi Marco Olmo nella sua trentennale carriera ne ha avuti molti altri.

Veramente incredibile, no? E bisogna anche aggiungere che stiamo parlando di un autodidatta fuori tempo massimo che ha iniziato a praticare sport intorno ai 27 anni.

Il caso eccezionale c’entra in qualche modo col tuo blog sull’alimentazione naturale, perché il super-sportivo in questione è vegetariano. Vegetariano per motivi di ordine salutistico prima e per rigore etico poi ("Non uccidere ciò di cui ti nutri"), dagli anni 80 Olmo segue una dieta incardinata sui prodotti della sua terra: patate, pane, polenta, pasta, castagne, latticini ecc.

Detto ciò, ti chiedo: che ne pensi dell'impatto di simili scelte alimentari sulla prestazione atletica negli sport di resistenza? Certo, lo so, bisogna tener conto che i dati a nostra disposizione sul personaggio e la sua dieta sono pochi, e che si tratta evidentemente di un caso molto particolare, estremo come estremo è questo strano sport. Ma mi piacerebbe lo stesso avere un tuo parere sul caso".
STOLCIUS VON STOLCERBERG

Bah, come rispondere senza conoscere nei dettagli la vera dieta dello sportivo ultras? Sarà pure vegetariano, ma in passato ci sono stati parecchi famosi professionisti o “pseudo-dilettanti” (come gli olimpionici) dichiaratisi veg che o hanno confessato o sono stati accusati di prendere integratori e sostanze d’ogni tipo, lecite e illecite. E dunque, perché tirare in ballo il vegetarismo? Sugli sportivi vegetariani si è detto molto. Ha fatto notizia qualche vegetariano da sport anaerobico o aerobico (dai pesisti ai mezzofondisti, ai maratoneti).

Intanto si può iniziare con una constatazione biologica lapalissiana: senza sapere nulla della sua dieta vera, se il nostro corridore d'altura vince o si piazza bene in classifica, o comunque non si ritira, vuol dire che almeno non... soffre di anemia! Quindi deve avere come minimo B12 e ferro in quantità. E allo stesso modo si presume che non abbia altre importanti carenze nutrizionali.

D'altra parte, il nostro corridore non è vegan (accenni ai latticini), e poiché si arguisce che ha fatto la scelta vegetariana da non molti anni, il suo fegato dovrebbe contenere ancora molta vitamina B12 di quando non era ancora veg, dato che questa si conserva per anni se il soggetto è in buona salute e non usa prendere antibiotici. In quanto a quello che mangia o assume ogni giorno fuori o durante l'allenamento si sa poco o nulla, e quello che lui stesso dichiara alla stampa non basta per farsi un'idea della sua dieta effettiva, cioè delle quantità totali e delle proporzioni.

Certo, dovrebbero prevalere di gran lunga i cibi ricchi di carboidrati, ovviamente. Ma neanche questo farebbe da solo la differenza, visto che non è esclusivo del vegetarismo. Sarebbe interessante sapere se come Coppi si avvale del potere attribuito decenni fa all'ottacosanolo del germe di grano, presente in ogni cereale integrale (e suoi derivati). Principio attivo oggi ridimensionato dalla scienza. Se ci fosse l'uso continuo dei legumi e dei cereali integrali, come spesso accade ai veg, si avrebbe un'abitudine del sistema metabolico al rilascio diminuito ma lento e prolungato di glucosio, con una ridotta risposta insulinica. Il che avvantaggerebbe che compie sforzi di lunga durata. Se, se, se... tutte supposizioni.

D’altra parte, assodata l'inutilità o ininfluenza assoluta della carne, e non solo nello sport, si deve fare una considerazione. Mentre una qualsiasi dieta, anche la meno sana e naturale, la più forzata a (presunti) scopi sportivi, solo perché non contiene carne può essere etichettata come “vegetariana”, e quindi il vegetarismo da solo non ci può dire nulla sul rendimento sportivo, un’alimentazione naturale e sana è di per sé bilanciata secondo Tradizione antica e Scienza moderna, quindi non è modificabile più di quanto comunemente già si fa per istinto – se si è sportivi – nei suoi componenti nutrizionali (proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali ecc). Per esempio, citando il primo sport anaerobico che viene in mente, le diete iper-proteiche talvolta grottesche di certi frequentatori di palestre (pesistica, attezzi ecc.), sono l’esatto opposto di una dieta naturale. E allora?

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domenica 23 dicembre 2007

I MIEI LIBRI. Il grande editore vuole tanti lettori subito, il piccolo ti deruba.

Qualcuno li ha trovati nelle tante librerie di internet, come Amazon, o addirittura alle aste di Ebay, ma ora anche lì la ricerca si è fatta difficile, quasi impossibile. Mi scrive Laura, che per mesi aveva cercato nelle librerie "reali" e poi ha avuto l'idea di andare nelle biblioteche comunali o statali: "Più o meno ho letto tutti i suoi libri, il prestito inter-bibliotecario funziona. Ma non ho ancora trovato A tavola con gli antichi. Ho fotocopiato le ricette del Piatto verde e dovrò provarle".
E mi scrive anche tanta altra gente sui miei libri. Prendiamo solo l'appello della lettrice Sabrina D.L. che ha "minacciato" di fotocopiare i libri avuti in prestito, e che nel frattempo li sta cercando perfino su Ebay e sul mercato dell'usato. Anzi, un ingegnere, il simpatico Claudio T., che è stato al mio Corso di Alimentazione Naturale, mi ha quasi rimproverato, come se fossi io a non voler ristampare o aggiornare i miei libri, per pigrizia o, che so, per snobismo. In effetti, come si può leggere nella mia risposta qui sotto, c'è anche un po' della mia volontà. Ma è ben motivata e ragionevole, come potete giudicare voi stessi.
Alimentazione Naturale copertina II ed. mela (NV medio 1993)Chiarisco un poco la faccenda.
A parte i gravi sospetti sulla "parolina" contro i miei libri messa nelle orecchie dell'editore da qualche nutrizionista che poi non fa o non sa fare il suo lavoro, incapace di scrivere libri e invidioso di quelli degli altri, come tutti sanno i medici e soprattutto gli specialisti (oncologi, cardiologi, diabetologi ecc) mi hanno sempre appoggiato. L'Alimentazione Naturale e poi il Manuale di Terapie con gli Alimenti sono piaciuti molto alla classe medica. Che li ha anche consigliati, recensiti (perfino sul bollettino dell'Ordine dei Medici) e utilizzati nelle facoltà di Medicina.
Il grande biologo e genetista prof. Adriano Buzzati Traverso, uno dei maggiori scienziati del Novecento, conosciuto in un convegno del Partito Radicale sul nucleare, credette in me e volle farmi presentare L'Alimentazione Naturale (I ediz.) ad un convegno di grandi nutrizionisti organizzato dai Lyons a Orvieto nel 1981. Grande onore per me, e anche fonte di imbarazzo, che un grande scienziato di fama internazionale avesse preso a cuore il mio primo libro.
Inoltre, l'anziano e famoso allergologo prof. Lino Businco si dichiarò favorevole all'alimentazione sana naturale e al crudismo, ed ebbe la bontà di premiarmi, sconosciuto e non raccomandato, nelle Giornate Mediche Internazionali per il mio Piatto Verde, e di scrivere una bella prefazione al mio Tutto Crudo. Si dimostrò con me di una gentilezza e disponibilità unica, addirittura paterna, pari soltanto a quella dimostrata dal grande Buzzati Traverso. Casi della vita: due scienziati che spontaneamente premiavano un "giovane" sconosciuto [in realtà, non ero tanto giovane, ma lo sembravo] che secondo loro meritava. Ma, quali drammatiche differenze dovevo scoprire più tardi tra i due famosi personaggi!*
Numerose tesi universitarie (di due tesi sono venuto a conoscenza io stesso, per caso) sono state presentate da studenti e ricercatori di biologia e medicina sulla base del mio Manuale di Terapie con gli Alimenti. Molti poi sono i medici - alcuni li ricordo perché avevano i capelli grigi, il che mi imbarazzava - che hanno frequentato i miei Corsi. Ma un editor laureato in lettere, inesperto di scienza e che queste cose non sa, che cosa dovrebbe fare se un nutrizionista di Stato o privato lo sconsiglia a pubblicare ancora dei manuali, proprio perché troppo scientifici, mentre lui non crede più nella Scienza? La vita è fatta di paradossi, i più imprevedibili. E in Italia nessuno fa il suo mestiere: siamo il Paese in cui alla tv e sulla stampa anche i nutrizionisti parlano come il ragioniere al bar. Vi ricordate il vergognoso "Mangiate un po’ di tutto" consigliato alla tv da un camice bianco?
Ad ogni modo, c'erano anche altri motivi. Avevo criticato più volte il mio editore per l'orribile qualità della carta, per l'assenza di pubblicità, per la trasandatezza della composizione, l'incollatura che si rompeva o sfogliava, soprattutto per l’irritante, autolesionistica, pessima grafica delle copertine, i titoli piccolissimi e invisibili delle ultime edizioni. Sembrava che non volessero vendere. O meglio, che altri libri, guarda caso con pubblicità e belle copertine, "dovessero" vendere al posto dei miei, quasi sempre di autori così così e qualcuno dall’incerto italiano, ma apparsi in tv. Così va il mercato del libro in Italia. I grandi editori programmano anche il successo di certi libri, spesso mediocri, che “devono” vendere a tutti i costi. Colpa del pubblico, certo: non è colpa degli editori se la gente si innamora di qualunque cretino che vede in tv.
Il Manuale di Terapie con gli Alimenti, invece, è stato un caso eccezionale, un miracolo editoriale. E infatti è ancor oggi unico al mondo, per il contenuto e soprattutto per come è fatto. 3200 studi riferiti pagina per pagina, che non ci sono neanche nei testi universitari, ma senza appesantire la lettura, e con ben 4 livelli di approfondimento a scelta del lettore. E grazie ad un editor indipendente e intelligente, Giorgio Bombi. Guardate com'è visibile la copertina-poster della I ediz. proposta da me - col mio disegnino (che era sono uno schizzo di prova!) utilizzato a tradimento dai grafici tale e quale. La composizione e l’editing furono realizzati dal Bombi, che mi fece rimettere in ogni pagina il geniale colonnino laterale che io avevo inventato e poi, censurandomi, avevo tolto. Fatto il libro (10 dischetti floppy), fu portato "chiavi in mano" alla Mondadori, che si limitò a fare le pellicole trasparenti, a stamparlo e distribuirlo.
Ancor oggi non ci posso credere, è un miracolo. Ogni tanto lo riprendo in mano e lo accarezzo, questo libro frutto di una serie di circostanze fortunate. L'unico mio libro in cui ho scelto quasi tutto. Non "doveva", non "poteva" secondo logica essere pubblicato. Non c'entrava niente con gli Oscar, un editore così popolare, un testo così specializzato e scientifico. E in nessun Paese al mondo un libro così era stato pubblicato. E perfino un editore universitario avrebbe fatto storie. E infatti non esiste neanche oggi, neanche negli Stati Uniti o in Germania. Infatti, Mr.Vitale, allora presidente italiano della più grande casa editrice americana, la Random House, a cui avevo mandato una copia appena stampata, si era complimentato e meravigliato, ma aveva escluso che un testo di 760 pagine e con così tante note si potesse pubblicare negli Usa da un grande editore. Mi disse: "Dovremmo, semmai, ridurlo della metà ed eliminare le note...". Eh, ma così avrebbe perso la sua particolarità e sarebbe stato uno tra i tanti libri sull'argomento. Eppure in Italia è uscito, ristampato più volte, e ha venduto anche tra ricercatori e medici. Non era mai successo prima. Smentendo il rifiuto e lo scetticismo iniziale degli editors interni della Mondadori. Che io, un po' di prepotenza, avevo superato andando direttamente dal Capo. "Le piacerebbe, direttore, un libro così e così?" gli avevo scritto. "Sì, molto", mi rispose, sapendo che io non avevo mai sbagliato un libro. "Glielo faccio fare". E io di rincalzo: "Ma i suoi editors non me lo vogliono far fare...". E il manuale si fece. Gli editors aggirati se la presero molto. "Non lo faccia mai più", mi disse il capo-redattore. E infatti...
In compenso, la Mondadori ha una distribuzione fenomenale. Il giorno prefissato, da Trepalle a Sciacca, il mio manuale era nelle librerie o nelle edicole, e messo in evidenza. Perciò, loro sostenevano, non c'era bisogno di pubblicità.
Inoltre, la redazione degli Oscar Mondadori, per motivi comprensibili di economia tipici di tutti gli editori, ostacolava o ritardava molto ogni aggiornamento, che per i lavori scientifici è essenziale. Non mi permetteva di cancellare capoversi e paragrafi interi, né di cambiare la numerazione delle pagine, ma solo di sostituire poche singole frasi calcolando le battute, ma senza inserire nuove pagine che avrebbero cambiato l'ordine della paginazione e costretto a rifare tutte le pellicole. Ecco perché, non per colpa mia, ma per l'evoluzione della Scienza, in tutti i libri - tranne nel Manuale di Terapie con gli Alimenti, nel Mangiare Italiano e nella Tavola degli Antichi - ci sono frasi e paragrafi che io non condividevo più già negli anni 80.
La Scienza si è occupata seriamente e con metodi validi degli alimenti solo a partire dagli anni Ottanta. I miei libri ne hanno seguito passo passo gli studi, dapprima di seconda mano, cioè riferiti da altri testi o autori (I ed. L'Alimentazione Naturale), poi dal 1992 direttamente con fonti di prima mano, cioè studiando direttamente gli studi pubblicati sulle riviste scientifiche (Manuale di Terapie con gli Alimenti, in parte la II ediz. dell'Alimentazione Naturale, La Tavola degli Antichi, Il Piatto Verde ecc).
Mi adeguavo rapidamente, insomma, libro dopo libro, all'incremento di quantità e di qualità degli studi scientifici sull'alimentazione. I miei libri sono stati sempre più scientifici. Questo, ovviamente innervosiva gli editors, che in genere vengono da studi letterari. Io, a dire il vero, facevo il furbo. A poco a poco, forte del fatto di usare modi espressivi molto chiari e semplici, e uno stile brillante, scrivevo libri sempre più precisi, up-to-date e documentati. Fino a farli diventare di livello universitario.
Altro che la solita "divulgazione", nelle ultime edizioni addirittura anticipavo scoperte - come il valore potentemente antiossidante del licopene del pomodoro - e rivelavo studi che solo alcuni ricercatori conoscevano, presentandoli secondo un disegno e un ordine logico tutti miei. In molti casi, insomma, più studioso che divulgatore. E questo problema spinoso me lo ponevo dentro di me, eccome. Tutto questo, per di più, contro i "patti" non detti col grande editore, che invece - si sa - voleva cose elementari, brevi e ordinarie, "per la casalinga media". Invece io scrivevo, certo, in quanto a chiarezza di scrittura, per la casalinga, ma per i contenuti ormai pensavo anche al docente universitario, allo specialista, e cercavo di prevenire le loro eventuali critiche. Che infatti non ci sono mai state. Anzi, da loro ho sempre ricevuto solo riconoscimenti.
L'assurdo è che pretendevo (e in due libri - Manuale di Terapie con gli Alimenti e, in parte, La Tavola degli Antichi - credo di esserci riuscito) di fare libri precisi, innovativi, completi e aggiornati scientificamente, ai quali neanche un ricercatore universitario della materia avrebbe potuto - quando uscirono - aggiungere qualcosa di sostanziale. E questo nella collana più popolare ed economica del maggiore editore commerciale in Italia! Una cosa, a pensarci bene, paradossale. Perché mi interessava diffondere l'alimentazione sana presso il largo pubblico, magari guadagnandoci di meno a copia, ma vendendo di più. Un editore invece non di "evolve", non "studia": vuole sempre lo stesso standard medio e superficiale. E’ un po’ come nei giornali. E invece io studiando miglioravo sempre di più, e volevo fare cose sempre più perfette ed enciclopediche.
Così c'è un abisso tra la romantica semplicità della I ediz. dell'Alimentazione Naturale, che piacque tanto a Dacia Maraini, a Grazia Francescato e al largo pubblico perché raffigurava per la prima volta scenari nuovi a rapide pennellate, e la stringatezza scientifica, l’approfondimento, il dettaglio super-scientifico, in cui ogni parola è studiata per essere essenziale e precisa, del Manuale di Terapie con gli Alimenti. Dalla storia del cibo, intrisa di antropologia, a poco a poco, ero arrivato alla medicina sperimentale. Anch'io ne fui spaventato. Stavo forse esagerando? Fatto sta che passai dei mesi di ansia: non ero sicuro neanche che avrei trovato abbastanza materiale scientifico per un libro. Studiavo e scrivevo 12 ore al giorno senza sapere se quello che facevo avrebbe "funzionato" per l’editore. Che si aspettava, come da patti un libretto divulgativo di 300 pagine!
Solo a libro finito mi accorsi che era riuscito: lì dentro c'erano finalmente abbastanza prove da giustificare non solo quello ma anche tutti i miei libri precedenti. Era la conclusione d'un discorso avventuroso iniziato 20 anni prima.
Perciò, carissimi lettori e cari "lettori mancati", cercate di capirmi. Ogni libro è stato un vero miracolo. Il frutto d'una serie di casi fortunati e irripetibili.
Lo dico e lo ripeto, proprio per far capire ai lettori che si lamentano della mancanza dei volumi che se io dovessi fare nuove edizioni dei miei libri, specialmente dell' Alimentazione Naturale, dovrei ristudiarli e riscriverli del tutto, eliminando le cose superate o non provate che l'editore mi ha sempre impedito di togliere, e aggiornandoli con i tanti nuovi studi. Almeno tre mesi di lavoro per volume (e sono veloce).
Già, e chi paga? I piccoli editori? Ma per carità, oltreché incompetenti come i grandi, sono in più dei pirati (con qualche eccezione). Pur facendo pagare cari i libri al pubblico, se considerate le righe effettive stampate, i libri dei piccoli editori, fateci caso, contengono in media meno righe stampate, più spazi bianchi. I piccoli editori sono tanti, troppi, in Italia: un caso patologico unico al Mondo. Perché non pagano gli autori, oppure li pagano pochissimo dicendogli che hanno venduto "solo 500 copie", senza i rendiconti affidabili dei grandi editori. E spesso è vero, perché non a caso sono piccoli: non sanno fare i libri, commettono errori gravi già in copertina e nelle note di presentazione, non sanno o non possono distribuire le novità. E molti sono screditati, perché pubblicano qualunque cosa, senza selezione. Anzi, spesso di fanno pagare dall'autore, come se fossero semplici tipografi. E in effetti si comportano da meri stampatori. Eppure, tanti piccoli e inutilissimi editori, per lo scarso spirito critico del pubblico italiano, vendono e fanno guadagni. Ma se così è, perché farsi derubare dai piccoli editori-pirata regalandogli libri che li arricchiscono, e che all'autore costano mesi di studio, senza poter neanche raggiungere il pubblico?
In quanto poi ai grandi editori, ormai non amano i manuali. I troppi manualetti alternativi di mediocre qualità dei piccoli editori, scopiazzati a destra e a manca, zeppi di fandonie scritte con paroloni da linguaggio para-scientifico che impressiona la casalinga e il giovane, hanno saturato il mercato, prosciugato le disponibilità di spesa e di far credito del pubblico, e screditato l'intera materia dell'alimentazione. Moneta cattiva scaccia moneta buona. E i grandi editori per evitare spese di magazzino hanno bisogno di esaurire decine di migliaia di copie del libro in 2-3 mesi. Insomma, vogliono vendere tanto e subito. Cosa impossibile con i manuali, che semmai sono dei long sellers. Questo si può ottenere solo col pubblico attento che legge i giornali e compera i libri dei giornalisti famosi pubblicizzati su stampa e tv, non certo per un manuale sul cibo, che vende poco ma per molti anni, e che è acquistato da un pubblico tranquillo e poco informato che spesso viene a sapere del libro dopo alcuni anni. Questo è il problema.
Inoltre io devo seguire il progresso delle varie scienze dell'alimentazione, non sono né voglio essere un filosofo-guru fermo alla sua idea, qualunque cosa accada. Me lo impedirebbe oltretutto la mia visione laica e il senso del ridicolo. Da teorico del Naturismo, la mia specialità è mettere insieme con una chiara esposizione Tradizione antica e Scienza moderna. E se quest'ultima si evolve e scopre sempre nuove prove che la Tradizione ha ragione (p.es., sì ai cereali integrali, le verdure e i legumi, no agli integratori), io che sono un perfezionista sento irresistibile il bisogno di aggiungere nuove prove e particolari inediti ai miei libri. Ma questo non si usa in editoria, che è abituata ai romanzi, fissi una volta per tutti, non ai testi scientifici enciclopedici. A meno che non esistesse un pubblico di 50 mila lettori fedeli e attenti alle cose del cibo, ma scritte in modo serio, che leggono giornali e frequentano librerie, capaci di esaudire subito ogni nuova edizione. Ma in Italia questo pubblico non c'è: abbiamo invece un pubblico marginale di lettori casuali e disattenti, che non va neanche su internet, incapace di valutare la serietà e attendibilità d'un manuale (se no, non acquisterebbe i libri di certi piccoli editori, con le tesi più strampalate), che oltretutto si divide in una miriade di opuscoli e libretti, spesso tradotti da testi stranieri - il che costa meno all'editore, almeno ai bassi livelli - talvolta scopiazzati o "piratati" dalle stesse piccole redazioni (ah, se potessi fare dei nomi..), senza riferimenti scientifici validi.
Nascono così, come vanteria snob piccolo-borghese e provinciale, i libri scritti dal ragioniere, dall'avvocato, dall'ingegnere, dall'erborista, dal naturopata, dal cultore di esoterismo, dalla casalinga, ma anche dal medico. Che hanno ancora tutto da imparare su come si fa un vero libro. E dicono cose banali e risapute, scopiazzando mediocri libri precedenti, e in un brutto stile. Libri-oggetto, fiori all'occhiello per la borghesia di provincia, l’ultimo posto dove il libro è ancora un misterioso oggetto di prestigio. "Vedi? Ho scritto un libro", cioè sono qualcuno, si vanterà l'Autore con parenti, amici e colleghi. Autore che il più delle volte non legge un libro all'anno, anche perché abita in un paese che non ha neanche una libreria. E spesso non legge neanche il giornale. Insomma la famosa Italia post-contadina in cui nessuno legge ma tutti scrivono "libri", che nessuno leggerà: dalle orribili poesie a base di fiori, farfalle, luna e cuori, alle banali e grasse ricette della nonna, alle più strambe "teorie sul cibo". Ma intanto il loro libro, visto che loro stessi pagano o lo fanno gratis, esce lo stesso. Non lo comprerà nessuno, ma intanto occupa sugli scaffali lo spazio che dovrebbe essere riservato ai buoni libri, e disorienta il pubblico poco competente. E' così che il mercato si è inflazionato, specialmente in Italia.
Molto meglio tenere corsi e seminari, allora. Lì si vede chi davvero sa e sa spiegare, con le prove alla mano, che devono essere state prima cercate, selezionate, confrontate e studiate, e che non si possono copiare da qualche parte. E con i seminari ci si accerta anche che gli altri abbiano capito, cosa non facile per gli adulti, che sono ostici a ritenere. Mentre per i libri, si sa la fretta e la distrazione con cui vengono letti, la difficoltà che ha il pubblico medio a capire la semantica delle frasi appena un po’ complesse o che contengano una qualsiasi limitazione o eccezione.
E allora? Per concludere in positivo, mi farò venire un'idea, magari quella di farmi i libri da me, grazie alle ottime edizioni Lulu, un grande editore internazionale che stampa libri su domanda, senza limite minimo di copie con computer modernissimi e in un'ottima veste grafica. Ma, a parte i molti mesi di lavoro gratis necessario per gli aggiornamenti, senza una seria distribuzione starò per mesi o anni a spedire pacchi alla posta? E quante persone sapranno della cosa? A vedere il numero di commenti di questo sito-blog, direi pochissimi [ma molti esperti mi dicono che gli Italiani guardano, curiosano tra i blog, ma non commentano...]. Però potrò sempre distribuire i libri ai miei Corsi, durante i Convegni e le conferenze. E quando avrò capito bene la tecnica di editing necessaria, deciderò davvero di stampare il nuovo (questa volta lo intitolerò così) Manuale di Alimentazione Naturale. Prima, però, per rischiare meno tempo, mi converrà provare il sistema con qualche manuale più piccolo, uno di quelli che non vogliono quasi aggiornamenti, come p.es. La Tavola degli Antichi. .
Alla lista dei miei libri, per completezza, visto che questo articolo potrebbe essere letto anche da lettori casuali o dai frequentatori degli altri miei blog, devo aggiungere i titoli di altri miei libri, come Guida al nudo (ed. Sugarco), un libro del giugno 1980 che fece epoca, uscito la medesima settimana dell'Alimentazione Naturale, Ginseng (ed. Aporie) del 2001, Grune Genusse [ricette vegetariane, in tedesco] (ed. Papyrus) del 1988, La vera Dieta Mediterranea, ed. Musumeci [scritto per l'attore Nino Manfredi] del 1985, e gran parte del volume Idrocolonterapia (con una deliziosa lunga parte dedicata alla storia del clistere, riportata integralmente nel mio blog personale) per il medico enterologo Mazzocchi, del 2000. Più due pubblicazioni minori.

NOVITA' SU "L'ALIMENTAZIONE NATURALE": L'AGGIORNAMENTO SINTETICO. Pensandoci bene, tra il non far nulla perché troppo impegnativo e l'aspettare chissà per quanto tempo di pubblicare un manuale di Alimentazione Naturale totalmente aggiornato, ci sarebbe una terza possibilità, molto più facile. Le pressanti richieste dei partecipanti ai miei Corsi e di alcuni lettori (che non sono però le migliaia che servirebbero per una nuova riedizione totale) mi inducono, ad una terza via. Un aggiornamento limitato. Cioè l'aggiunta per ogni voce (p.es., mela) di solo 1-3 studi recenti, eliminando altrettante righe tra quelle più superate, per conservare il numero delle pagine. Certo, ci sarebbero sempre le parti generali da riscrivere del tutto (e sono tante), ma almeno sarebbe rapido l'aggiornamento delle schede degli alimenti, che è la parte più laboriosa. Con questo sistema, molto più veloce, il manuale sarebbe aggiornato agli ultimi studi pur conservando l'evoluzione storica della ricerca. E così potrebbe uscire il libro entro 6 mesi-1 anno. Nel frattempo potrei continuare a lavorare all'aggiornamento totale per una riedizione completa tra 2 anni. Comincio a lavorarci. Vediamo se è possibile e davvero rapido. (20 agosto 2010).

* E davvero non potevo venire in contatto con due scienziati più diversi tra loro. Da una parte, Adriano Buzzati Traverso, grande figura di scienziato laico, austero, liberale e antifascista, editorialista del Corriere della Sera, messo tra i "miei personaggi" nel mio blog personale. Dall’altra, Lino Businco, allergologo famoso, garbatissimo, alla mano, ricco di humour, brillante divulgatore medico sul Tempo. Alla sua morte, però, negli anni 90, trasecolai quando venni a sapere, io noto liberale e antirazzista, che in gioventù, cioè 50 anni prima, il Businco da giovane assistente universitario era stato uno dei firmatari del famigerato Manifesto della razza del 1938, una sciocchezza pseudoscientifica e sottoculturale che voleva dire l'appoggio dell'Università al folle progetto razzista del fascismo, con conseguenze tragiche per il popolo ebraico italiano. E voglio sperare che da vecchio il Businco si sia pentito e vergognato di quella azione giovanile.

IMMAGINI. 1. La ormai mitica copertina della prima edizione dell’Alimentazione Naturale (1980). 2. La seconda edizione aggiornata del 1992 in una speciale edizione con copertina rigida e l’immagine della mela, per il Club degli Editori. 1-8. Cliccare sulle immagini per ingrandirle.

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martedì 18 dicembre 2007

LIEVITO. Un super-integratore naturale di vitamine B, per rafforzare l’immunità.

Lievito di birra fresco e vivo sfuso Secondo la più genuina tradizione naturista, che come sempre  ha anticipato le scoperte della scienza sperimentale, sono solito prescrivere a me stesso, ad amici e lettori soltanto due complementi integratori, entrambi naturali perché naturalmente complessi, che cioè non consistono in una sola sostanza chimica estratta o isolata: il germe di grano e il lievito di birra. Il gusto del primo è piacevolmente di noce, e delle sue proprietà si parla in un apposito articolo.

Mentre il lievito secco devitalizzato che si usa come integratore alimentare ha un gusto tra il neutro e il piacevolmente amarognolo, il lievito di birra fresco, morbido e vitale – quello da pane – ha un sapore difficilmente definibile, in cui entrano sfumature piacevolmente amarognole e ammoniacali che ricordano i formaggi brie e camembert. Personalmente l’ho sempre trovato squisito, tanto che da piccolo lo rubacchiavo a mia madre mangiandone avidamente interi pezzi (ma, si sa, i bambini mangiano di tutto, sono coprofagi e sempre alla ricerca di nuovi sapori).

Che cos’è il lievito di birra? E’ una colonia biologica e controllata di Saccharomyces cerevisiae (traduzione letterale: “i funghi zuccherini della birra”) perché un tempo la sua produzione era collegata al processo di fabbricazione della birra. Oggi invece è coltivato a parte su residui zuccherini. Ma questo lievito agisce da millenni anche per la fermentazione del vino. Anzi, fu isolato proprio nello strato ceroso (pruina) che copre gli acini dell’uva.

Lievito di birra secco alimentare (compresse) Esistono due tipi di lievito di birra:

1. Il lievito fresco, attivo e rapidamente deperibile, costituito da una colonia di saccaromiceti vivi, che si usa per far lievitare gli impasti di farina (la fermentazione produce anidride carbonica CO2 e alcol etilico), ed è il “lievito da pane” (v. immagine 1 in alto).

2. Il lievito secco, inattivo e conservabile a lungo, in cui la colonia di Saccaromiceti è stata devitalizzata al calore moderato (40°C), non è capace di fermentare, ma è consumato in quanto tale come integratore alimentare per i suoi numerosi componenti nutrizionali e protettivi (”lievito alimentare”). E’ prodotto in due forma: in polvere, più esattamente in scaglie, e in compresse (v. immagine 2)..

Lievito compresse Biover composizione 2014 Il lievito di birra – qualunque lievito (fresco e vitale, secco e devitalizzato) – è molto ricco di tutto il preziosissimo complesso delle vitamine del gruppo B (tranne la B12), e di numerosi altri composti nutrizionali, fornendo un complemento fondamentale per il sistema nervoso, la buona digestione, il metabolismo, il potenziamento dell’assimilazione alimentare, la buona salute della flora batterica intestinale (specie durante e dopo trattamenti con antibiotici o intossicazioni), la protezione del fegato,  come ausilio per i soggetti debilitati, denutriti, anemici, diabetici, per il potenziamento delle difese immunitarie (specie in caso di intossicazioni e radiazioni), la salute della pelle e dei capelli, e quindi anche della bellezza. Non sono leggende dell’Ottocento o rimedi della nonna, basta dare uno sguardo anche alla sola composizione in vitamine B. Il lievito, col germe di grano, si situa al primo livello di complementi raccomandati in un’alimentazione naturale: non è un estratto, non è una sola sostanza isolata, ma un complemento ricco di sostanze. Fino agli anni 70 prendevano il lievito solo i naturisti e i vegetariani ossessionati da eventuali carenze indotte dalla dieta raffinata e le modelle terrorizzate da foruncoli e altri inestetismi della pelle e dei capelli. Con il lievito, i foruncoli saranno solo un ricordo.

Per la sua composizione allo stato secco, oltre alla scheda di una ditta produttrice francese (v. tabella sopra), scelta solo perché ha l’intelligenza di mettere nella tabella ben 7 vitamine, al contrario di quelle italiane che forse considerano gli acquirenti italiani ignoranti, fideisti e anti-scientifici, si vedano i valori della banca dati del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti: proteine 40.44 g, carboidrati (calcolati per differenza) 41,22 g, grassi 7,61 g, fibre totali 26,9 g, acqua 5,08 g, energia 325 kcal (USDA).

Il lievito ha proteine di alto valore biologico cioè di alta qualità (assimilazione): la PER (protein efficiency ratio) è 3,17. Ha infatti abbondanza di aminoacidi essenziali e no:  lisina 3509 mg, leucina 3105 mg, valina 2850 mg, isoleucina 2267 mg, treonina 2149 mg, fenilalanina 1882 mg, metionina 621 mg, triptofano 429 mg, cistina 348 mg, acido glutammico 4154 mg, arginina 1944 mg, acido aspartico 4210 mg (per 100 g, FAO).

Tra i numerosi minerali e oligoelementi: magnesio (54 mg), calcio (30 mg), fosforo 637 mg, potassio 955 mg, zinco (7,94 mg), ferro (2,17 mg), rame 0,43 mg, manganese 0.312 mg, selenio 7.9 mcg (USDA).

Ma il suo vero punto di forza è un altro: è l’ideale per essere sicuri di avere ogni giorno “l’intero complesso vitaminico B”: le preziose tiamina (vitamina B1), riboflavina (B2), niacina (PP o B3), acido pantotenico (B5), piridossina (B6), biotina (B7 o H), oltre ai preziosi folati (v. scheda in alto). Non contiene la vitamina B12, che è prodotta solo da fermentazioni di batteri (o da sporcizia da batteri…). Contiene anche molta colina, importante per garantire la struttura della membrana cellulare e la trasmissione dei segnali nervosi (mg 32.0) e betaina, capace di metilare la pericolosa omocisteina trasformandola in utile metionina, mg 3.4 (USDA).

Tutti nutrienti, sia chiaro, che sarebbero forniti quotidianamente anche da una sana e corretta dieta naturale, soprattutto da cereali integrali e legumi (nutrienti più o meno ridotti – ma non distrutti totalmente – dalla cottura dei cibi, e nel nostro corpo da antibiotici, malattie e alcol). Ma la stragrande maggioranza della popolazione si ostina purtroppo a ignorare l’alimentazione sana e naturale. E pochi, anche tra vegetariani e vegan, mangiano ogni giorno legumi e cereali integrali, come fiocchi, chicchi, polente, farine, torte, pane, pasta ecc. Quindi la carenza di vitamine B è diffusa.

Lievito compresse Fiori di Loto composizione 2014Il lievito è quindi indicato per tutti. Soprattutto per i “perfezionisti del mangiar sano e completo” o, all’opposto, per coloro che a causa di diete riduttive o fisime temono per la propria salute: naturisti, salutisti, vegetariani, vegan, crudisti, fruttariani, donne a dieta, indossatrici, modelle, attrici, anziani, sportivi, e dai tantissimi che hanno problemi di sistema nervoso, digestione, fegato (è un potente epatoprotettore), colon e pelle. E in una società che oggi diffonde stress, malattie psicosomatiche e una sorta di pazzia silente e strisciante giudicata ormai solo una “diversità caratteriale” dalla gente, perfino l’umile lievito di birra può rivelarsi determinante all’ equilibrio nervoso quotidiano. Non è sbagliato, talvolta, il detto comune dei medici secondo cui “quella donna ansiosa forse manca di vitamine del gruppo B”. Ma serve egregiamente anche alla bellezza della pelle e dei capelli, e alla corretta assimilazione digestiva dei principi nutritivi.

I famosissimi e fondamentali folati, detti anche sali dell’acido folico, o un tempo folacina (la dizione vitamina B9 non ha avuto successo), sono abbondantissimi nel lievito, che si adatta a meraviglia anche come integratore naturale anti-anemia in quanto agisce in sinergia con la vitamina B12. Sono essenziali, quindi, nella dieta dei naturisti, vegetariani, vegan e in particolar modo della donna incinta, per la quale la preoccupazione dei medici è quella di prevenire il rischio di danni neuronali e malformazioni al feto come la spina bifida, causata da forte carenza di folati, Perciò, ogni ginecologo prescrive oggi, per routine, in gravidanza integratori di folati come preventivo specifico. Si veda sull’acido folico un apposito articolo dedicato alla donna, ai fumatori e a quanto ne resta dopo il trattamento in cucina del cibo, e un secondo articolo dedicato alla donna e ai vegetariani, entrambi con tabelle.

Le proteine del lievito fanno parte delle miscele di polveri e dadi “per brodo” senza carne che vanno a completare le preparazioni culinarie di naturisti, salutisti, vegetariani e vegan, e danno sapore e sostanza alle zuppe, alle minestre e ai brodi vegetariani, nei quali il sapore del lievito è adattissimo.

Analizziamo in dettaglio i due tipi e vediamo l’uso migliore possibile. Il lievito di birra è disponibile in due forme, diversissime tra loro:

1. Lievito fresco e attivo, compresso in caratteristici panetti confezionati in carta argentata del costo di pochissimi centesimi, che si conservano solo in frigorifero e al riparo dall’umidità chiusi in foglio di alluminio. E’ il classico lievito di birra fresco per fare pane e pizze. Questo lievito di saccaromiceti vivi è delicatissimo, ha durata molto breve (pochi giorni) e modalità di conservazione problematiche. E’ attivo a temperatura ambiente, l’ideale è circa 30°C, ma già a 40-45°C muore. Contiene: proteine 12,1 g, carboidrati 1,1 g (di cui zuccheri 1,1 g), grassi 0,4 g, fibre (6,9 g), potassio 610 mg, ferro 4,9 mg, sodio 16 mg, calcio 13 mg, fosforo 394 mg, energia 56 kcal, 71 g di acqua, tiamina 0,71 mg, riboflavina 1,65 mg, niacina 11,20 mg (INRAN).

Va preso rigorosamente a digiuno e a digestione sicuramente completata (almeno 4 ore dopo i pasti o la mattina presto, almeno un’ora prima di colazione), perché grazie ai suoi fermenti vivi farebbe fermentare i carboidrati residui trovati nel tubo digerente. Dalla fine dell’Ottocento è stato usato da naturisti e salutisti come casalingo regolatore dell’intestino, in quanto i saccaromiceti sono potenti competitori della flora intestinale patogena, ma anche come integratore (una punta di coltello o più, secondo tolleranza), con la precauzione del digiuno assoluto. In caso contrario, stomaco o intestino producono più gas (meteorismo). Dose? A piacere. Ma può bastare anche una punta di coltello. Provare, fare esperimenti: non costa nulla, se non – male che vada – eventuali piccoli effetti secondari, reversibili in poche ore. Vantaggi: costo uguale quasi a zero (un doppio panetto di lievito di birra costa pochi centesimi di euro: si trova nei banchi frigoriferi dei supermercati). Svantaggi: se il lievito incontra nello stomaco e nell’intestino tracce di amidi o comunque resti indigesti può dare eruttazioni e meteorismo. Va perciò assunto rigorosamente a stomaco vuoto.

2. Lievito secco e non attivo. In polvere o scaglie, oppure in compresse. E’ noto anche come “lievito alimentare” in quanto si può usare solo come integratore alimentare. Sull’onda delle richieste del mercato naturista anglosassone (la domanda, cioè i nostri desideri, crea l’offerta, prezzo compreso), l’industria saccarifera o della birra – il lievito è prodotto sui residui di melasse ottenuti dalla raffinazione dello zucchero, oppure da orzo germinato (malto) – ha messo in commercio un lievito di birra in polvere o in compresse, facile da usare per scopi nutrizionali in quanto devitalizzato nella sua componente Saccharomyces, quindi privo della capacità fermentativa (inadatto perciò a fare il pane, ma anche a fermentare nell’intestino umano…), ma dotato di tutti gli altri componenti utili nutrizionalmente: vitamine del gruppo B, folati, sali minerali, proteine ecc.

E’ oggi possibile, perciò, integrare la propria dieta facilmente, senza effetti collaterali, con l’unico “integratore” naturale, cioè non isolato, esistente, oltre al germe di grano, assumendo circa 6 compresse di lievito al giorno (2 ad ogni pasto), oppure dopo il periodo boom iniziale limitarsi a 3 compresse giornaliere di mantenimento, per usare la tradizionale formula medica. Indicazioni non tassative né critiche, essendo il lievito un alimento del tutto innocuo in quantità normali. Di recente alcune ditte hanno preso a consigliare 8 compresse al giorno.

Come mai così tante compresse? C’è lo zampino del consumismo farmaceutico? No, una volta tanto. Va considerato, nonostante la somiglianza con le compresse dei farmaci, che il lievito non è un principio attivo farmacologico isolato, ma è una sostanza naturale complessa e non concentrata, e perciò dagli effetti blandi. Ecco perché non basta una compressa. Un ciclo può essere di alcune settimane.

Il lievito secco più pratico o più consigliabile?

Quello in scaglie o in polvere, se trovate buono o interessante il suo gusto, se non volete far vedere agli altri di esser diventati ipocondriaci o paranoici o malati assumendo compresse durante il pasto, se vi piace considerarlo un alimento o integratore alimentare anziché un farmaco, se desiderate aggiungerlo alla semplice acqua delle verdure per creare un “brodo” molto realistico, se per voi non è un problema spargerlo sui cibi (brodi, zuppe, minestre, insalate, pasta, legumi, salsine di condimento ecc.) modificandone un poco il sapore, se non vi interessa quanto esattamente ne prendete, se lo usate per coprire e migliorare il sapore di una pietanza che vi piace poco, se lo usate come condimento per ridurre l’uso del sale.

Quello in compresse, se siete abituati ad assumere pillole e farmaci, se non vi piace il sapore del lievito, se non volete modificare il sapore delle pietanze con l’aggiunta del lievito in scaglie, se amate la precisione e volete sapere esattamente quanto lievito prendete senza rischiare di prenderne troppo o troppo poco.

Conservazione: va tenuto in recipienti di vetro, metallo o cartone impermeabili all’umidità, in ambienti freschi e lontano dalla luce. Ma molte ditte anche famose, per risparmiare nonostante l’altissimo prezzo di vendita, lo confezionano in semplici buste di carta plastificata che lasciano passare la luce, anziché in scatole di metallo, cartone spesso opaco o vetro scuro. Le rare confezioni di vetro scuro sono tutte di compresse (impeccabile Fior di Loto), ma molti piccoli produttori commercializzano le compresse in barattoli di normale vetro trasparente, che poi abbiamo trovato sui banchi dei mercatini e fiere “Bio” esposti con noncuranza sotto il sole estivo o al calore del riscaldamento dei caloriferi nelle erboristerie.

Vantaggi: non dà effetti collaterali, essendo risultate fisime poco credibili le asserite conseguenze negative sul colon (anzi, la funzionalità migliora e i disturbi regrediscono) o il rischio di aumento di peso per l’azione facilitatrice delle vitamine B verso la flora intestinale.

Quando assumerlo? Può essere assunto a qualsiasi ora. Ma lo consigliamo vivamente durante o alla fine dei 3 pasti quotidiani (colazione, pranzo e cena). Così si dà modo alle sue vitamine B di  colmare eventuali carenze vitaminiche del pasto, e di creare un ambiente nel colon favorevole allo sviluppo della flora batterica simbionte, ai danni di quella patogena, facilitandone la digestione e l’assimilazione dei principi nutritivi.

Svantaggi: prezzo alto, da vera e propria speculazione tipica di alimenti “dietetici”, del tutto ingiustificato se si pensa che si tratta di una materia prima poverissima e facilissima da produrre a costi irrisori. Ma i negozianti non c’entrano nulla: è tutta colpa dei produttori. Come prova abbiamo acquistato le confezioni e le ditte più economiche nella catena di supermercati del naturale più economica (Natura Sì, via Bettolo, Roma). Ma perfino i lieviti offerti su internet (mai acquistarli al buio, senza leggere bene l’etichetta!), come Cereal, Amica Farmacia, Selerbe, Aboca, Forsan ecc. costano – sul web – da euro 6,50 a oltre euro 10. Troppo, per un integratore povero come il lievito: è speculazione.

La confezione in compresse marca “Fior di Loto”, 230 compresse circa, peso 100 g, lievito 100% senza additivi, prodotto in Belgio – si legge in etichetta – da colture coltivate su orzo germinato (malto), in contenitore di vetro scuro è costata euro 4,15 (9 dicembre 2014). Esiste anche una confezione da 500 compresse. Questa rappresentava per ora tra le compresse il miglior rapporto prezzo-qualità. Le altre marche sono quasi tutte più costose o in barattolo di vetro trasparente o meno affidabili, confermando quindi il sospetto della speculazione.

La composizione nutrizionale riportata è riferita non a 100 g, ma molto arbitrariamente a ipotetiche “8 compresse giornaliere, pari a circa 3,2 g”. Il che ci sembra una forzatura, più dettata dall’ufficio commerciale che da ragioni scientifiche. La confezione francese, invece, più correttamente è riferita a 100 g (v. tabella 1). Per le donne incinte sull’etichetta è riportato l’alto apporto di acido folico per la presunta “dose” quotidiana (e la percentuale rispetto alla razione giornaliera raccomandata (RDA) di un adulto normale. Per le donne incinte ce ne vuole di più. Il consumo di lievito e questo valore dei folati è da far presente al ginecologo quando prescrive a scopo preventivo le compresse di folati in gravidanza.

La confezione in scaglie marca “Baule Volante”, peso 200 g definita in etichetta ”Lievito alimentare in fiocchi”, sottotitolo alquanto originale e discutibile: “Condimento per insalate, minestre, verdure, salse e paté”, lievito “prodotto su base di melassa”, è in busta plastificata poco pratica, non opaca alla luce, impossibile da aprire se non con l’uso delle forbici, e quindi inadatta a essere riutilizzata successivamente per l’impossibilità di chiuderla ermeticamente dopo l’uso (prima siamo ricorsi a una lunga molletta chiudi-buste, ma poi abbiamo pensato bene di travasare il contenuto in un contenitore di vetro bruno con tappo a vite), ed è costata euro 4,63 (22 novembre 2014).

L’etichetta non riporta se ci sono additivi al lievito (di solito non ci sono nelle scaglie, ma andavo specificato), ma solo una composizione nutrizionale per 100 g piuttosto carente (mancano altre vitamine B e acido folico), il che trattandosi di una polvere che molti spargono a volontà sui cibi comincia ad avere una qualche importanza. Intanto, si nota una notevole differenza nel contenuto di grassi rispetto al lievito francese in compresse sopra riportato.

Lievito alimentare in scaglie Baule Volante

Altre marche acquistate nel medesimo supermercato, in altre botteghe della natura o del “bio” e soprattutto in negozi di alimentari, delikatessen ed erboristerie, e perfino nelle vendite online su internet, costano ancora di più. Questo prodotto del Baule Volante, pur con i suoi limiti di confezione già detti, ha un ottimo sapore, delicato e per niente amaro, ed è adatto a essere aggiunto non solo ai brodi e ai cibi salati in genere, ma perfino al muesli del mattino e ai dolci. Fino ad ora, rappresenta per il lievito in scaglie la confezione che ci è parsa più conveniente, per il miglior rapporto prezzo-qualità.

NO AL LIEVITO CON GLI ECCIPIENTI. In non poche preparazioni il lievito è accompagnato da eccipienti del tutto inutili per il consumatore, ma utili solo al produttore (le compresse sono più dure e resistenti, maggiore conservazione in magazzino), tra cui ossido di silice, microcellulosa cristallina e mannitolo. Questi ultimi due eccipienti possono in individui a rischio dare qualche problema intestinale (flatulenza). Col risultato laterale, oltretutto, che contenendo le compresse meno lievito, serviranno più compresse. Quindi, non incolpiamo il lievito di birra devitalizzato di dare “mal di pancia”, come quello fresco: sono gli eccipienti inventati dall’industria per fabbricare materialmente le compresse…. Incredibile! Consigliamo, perciò, il lievito alimentare senza additivi o eccipienti (leggere l’etichetta: ci deve essere scritto “Lievito 100%” oppure non ci devono essere altri ingredienti).

L’ASSURDO DEL LIEVITO “RINFORZATO”. Fino a qualche anno fa, alcuni produttori, anche europei, sapendo di fare cosa gradita ai consumatori vegan, salutisti, o ai fanatici di integratori sempre insicuri della propria dieta, aggiungevano alla formulazione del lievito anche molte vitamine B in più, compresa la preziosa vitamina B12, non presente naturalmente nel lievito, ma solo negli alimenti animali (comprese uova, latte, formaggi), tanto ricercata dai vegetariani totali (vegan) e dagli anemici. Ma così il "lievito" cambiava natura e funzione, e diventava un integratore spurio naturale-artificiale, e visto che con i supplementi di vitamine del gruppo B, specie la B12, non si può scherzare assumendole a grammi interi, un vero e proprio farmaco, per quanto discutibile. Oggi questi lieviti “rinforzati” per i vegan sono più rari e spesso di provenienza non europea. Sono una fissazione del mercato americano e inglese. Non comperateli. Famosa l’etichetta ambigua della marca inglese Yestamin (lievito in compresse), oggi introvabile, e probabilmente ritirata dal mercato, che ha per anni facilitato gli equivoci. Riportava sull’etichetta la composizione chimica. Ma bisognava armarsi di lente d’ingrandimento e di pazienza per capire, magari dopo mesi o anni di consumo, che quegli alti valori vitaminici ostentati in tabella erano dovuti in realtà alle vitamine aggiunte. Insomma, era una "bomba" vitaminica B, e comprendeva perfino la B12! Inoltre aveva eccipienti come silicio diossido e zucchero mannitolo, polvere neutra che serve a tenere insieme la polvere compressa, e lo zucchero mannitolo, di cui non si capisce la funzione (per ridurre l’amarognolo, tra l’altro gradevole, o anche come conservante?), ma che potrebbe in teoria avere leggerissimi effetti lassativi. Pochissimi consumatori non-vegan si accorgevano del piccolissimo stelloncino "Enriched with B extra vitamins" che poi spinge ad andare a guardare la composizione, seminascosta da un "opportuno" adesivo dell’importatore.

IMMAGINI. 1. Lievito di birra fresco e vitale (“lievito da pane”. 2. Lievito di birra secco e devitalizzato, in compresse (“lievito alimentare”). 3. La composizione, abbastanza completa e correttamente riferita a 100 g, di una marca francese di lievito di birra secco in compresse (Biover Levure). 4. La composizione (carente e arbitrariamente riferita a 8 compresse) di una confezione italiana di compresse di lievito secco senza additivi, che però secondo una nostra ricerca ha il miglior rapporto qualità-prezzo per le compresse (Fior di Loto). 5. La composizione (carente) di una confezione italiana di lievito in scaglie che però secondo una nostra ricerca ha il miglior rapporto qualità-prezzo per il lievito in scaglie(Baule Volante).

AGGIORNATO IL 10 DICEMBRE 2014

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mercoledì 12 dicembre 2007

BIOLOGICO. Non basta per il mangiar sano, ma ha un po’ più di antiossidanti.

EVVIVA IL "BIOLOGICO". SOPRATTUTTO PERCHE’ FA BENE ALL'AMBIENTE. "Il cibo biologico è più nutriente del cibo chimico" intitolava troppo entusiasticamente, con linguaggio da anni Ottanta, il sito Ecoblog unendo un errore a un'imprecisione. Sbagliato: non è più nutriente; in più ha solo un poco di antiossidanti, che proteggono ma non nutrono. E sì, perché ormai da molti anni è dimostrato scientificamente che sul piano nutrizionale non c'è differenza sostanziale tra vegetali biologici e vegetali convenzionali. In uno studio Inran qualche vegetale bio aveva un po’ più di sali minerali (e quindi era più “nutriente”), ma qualche altro vegetale ne aveva di meno (quindi era meno “nutriente”).

Il "biologico" è un metodo di agricoltura sana ed ecologica ormai doveroso, visti i rischi di inquinamento grave che vengono dal terreno attraverso i cibi vegetali e animali. Perciò testimonia in modo positivo la salute dell'ambiente circostante alle piante e all’uomo (humus, piccoli animali, corsi d’acqua ecc.). In sostanza è il ritorno all’agricoltura semplice praticata per oltre 10 mila anni dall’Uomo.

Ma non nutre di più, cioè non dà di per sé più nutrienti (carboidrati, proteine, grassi, sali minerali). E non basta da solo a fare di una dieta sbagliata o carente una “alimentazione naturale” e sana. Se uno mangiasse troppi dolci, oppure troppi cibi tostati o fritti, o troppi grassi o poche proteine, o assumesse troppo poco calcio o ferro o vitamine C e B12, e troppo cloruro di sodio (sale da cucina), farebbe ugualmente una dieta sbagliata e dannosa, e che questa dieta fosse biologica non lo salverebbe, né attenuerebbe minimamente i suoi rischi.

Il “bio” fa bene alla Natura, in altre parole, ma non ha maggiori proprietà nutrizionali, preventive o terapeutiche del cibo coltivato in modo convenzionale. Non ha qualcosa in più, ma qualcosa in meno: i pesticidi artificiali. Non è il toccasana che magicamente rende naturale e salutare qualsiasi dieta. Se una dieta è sbagliata perché troppo abbondante, troppo scarsa, troppo ricca di grassi o di zuccheri, o troppo povera di sali minerali o vitamine, anche se tutta biologica non sarà per questo più sana e naturale.

Accontentiamoci di quello che il biologico rappresenta per la pulizia e la salute dell'ambiente circostante, dell'humus, dei ruscelli, dei pozzi, dei lombrichi, degli animali selvatici e di allevamento, delle altre coltivazioni vicine, dei boschi, talvolta della falda freatica e delle fonti degli acquedotti. Che è già molto. Accontentiamoci anche di quel po’ di polifenoli e antiossidanti (non nutrienti) in più: sono pochi milligrammi, ma meglio di niente. Li secerne la pianta per compensazione, a scopo difensivo, se non diamo più gli abituali pesticidi. Qualche volta ci scappa un sale più abbondante, e allora scatta il “più nutriente”. Ma perché inventarsi altre proprietà? L’ambiente, la Natura non basta? Ma è nella Natura che noi viviamo.

Ma torniamo allo spunto iniziale. Il titolo sopra riportato in corsivo era il commento di un sito web ad una notizia d'agenzia che confermava quello che già si sa, che cioè i vegetali non trattati, cosiddetti "biologici", sono più o meno analoghi a quelli dei normali supermercati. Tutt'al più, in alcuni casi, possono avere qualche milligrammo di sali minerali più comuni in più (ma pochi milligrammi nei sali sono irrilevanti, e poi questo sembra dipendere dalla concimazione tradizionale, non dall'assenza di pesticidi artificiali, secondo uno studio Inran) e quasi sempre un po' più di antiossidanti (anche in questo caso valori poco significativi), che spesso coincidono coi coloranti naturali presenti nel frutto, sostante utili a contrastare i "free radicals" o radicali liberi coinvolti nei processi di senescenza e di molte malattie, coi polifenoli e con altre sostanze il cui vero ruolo è quello di difendere la pianta dallo stress e dagli attacchi dei predatori, come veri e propri pesticidi naturali.

Bene - avranno esultato in molti, fingendo - era quello che attendevamo. Ed ecco gettarsi sulla news ad occhi chiusi i titolisti, che in genere sono quelli che ne capiscono di meno (ne ho conosciuto alcuni, peraltro efficaci, perché la fantasia "viene meglio" della realtà, che si vantavano di non leggere neanche gli articoli): "I cibi bio sono più nutrienti". D'altra parte, se avessero ragionato avrebbero argomentato: non hanno qualcosa in più?
No, cari amici. Ecco i guasti della logica umanistica. Se i redattori di agenzie, giornali e blog, anziché studiare lettere o filosofia avessero studiacchiato i Bignami di scienze naturali, biologia, agronomia, tossicologia ecc., saprebbero che non sempre mettere "qualcosa in più" in un organismo vivente vuol dire "nutrirlo di più". Anzi. Gli indiani, per esempio, sono così magri anche perché nella loro dieta quotidiana hanno troppi anti-nutrienti e antiossidanti rispetto alla loro scarna alimentazione.

Gli antiossidanti sono un caso tipico di sostanze chimiche naturali (la "chimica", cari giornalisti laureati in lettere, è nata come studio delle sostanze della Natura) a doppio taglio. Sono anti-cancro, anti-diabete, anti-colesterolo, anti-obesità ecc.., ma sono anche potenti fattori anti-nutrizione. Anzi, è per questo che sono anti-cancro. Fanno parte per lo più delle migliaia di sostanze non solo "non nutritive", ma "anti-nutritive", che cioè riducono, e spesso di molto, l'assimilazione dei nutrienti: grassi, zuccheri, proteine, vitamine, sali minerali.

Quindi, tutto il contrario. Il titolo esatto, sia pure nella logica dello scandalismo giornalistico, avrebbe dovuto essere: "Il cibo bio è meno nutriente di quello chimico [a parte lo sfondone del "chimico", ma ci siamo capiti]: perciò riduce i rischi". Dico io: volete fare lo scoop? Non dico di no, accetto la logica perversa: ma almeno fatelo bene. E giornalisticamente avrebbe funzionato anche di più: i lettori sarebbero rimasti a bocca aperta e sarebbero andati subito a leggere. Ma vediamo tutto l'articolo incriminato:
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"IL CIBO BIOLOGICO E' PIU' NUTRIENTE DEL CIBO CHIMICO"

Sommario:
Dalla comparazione delle proprietà dei cibi biologici e di quelli ottenuti con aiuti chimici (fertilizzanti e pesticidi) emerge che gli alimenti biologici sono più nutrienti degli altri.
Testo: I cibi biologici avrebbero più antiossidanti e meno acidi grassi dei chimici. [Ah, ecco, tanto più: meno grassi, cioè "meno nutrimento". Ma titolista e redattore non capiscono, forse li svia la terribile parola "acidi" che sugli umanisti fa sempre un certo effetto, ricordando crudeltà e supplizi antichi]. Nel latte queste differenze sono notevoli, con il 50-80% di antiossidanti in più. Nelle verdure come lattuga, cipolle, pomodori o cavoli il vantaggio è del 20-40%.
Questi studi contraddicono i risultati propagandati dalla Food Standards Agency che sostiene da tempo che non vi siano prove scientifiche della miglior qualità dei prodotti biologici.
Ora l’attenzione del gruppo di lavoro della Newcastle University è mirata a capire quali siano i fattori critici che provocano tali differenze per aumentare la qualità delle produzioni bio.
L’Università di Newcastle ha avuto 4 anni di tempo e 18 milioni di euro di fondi europei [Càspita, con questa somma chissà quanti cibi davvero sani e preventivi avrebbero potuto comperare in Europa i cittadini a rischio più alto!] per studiare le differenze nel contenuto nutritivo di vari alimenti.
I risultati definitivi saranno diffusi nel corso del 2008, ma le prime voci paiono già dare per certo il risultato. Sono state coltivate varie specie di frutta e verdura, e sono state allevate delle vacche, con metodi chimici e biologici; i campi erano sparsi in tutta Europa, per tenere conto delle differenze regionali.
Il progetto si chiama "Quality Low Input Food", è stato guidato dal professor Carlo Leifert e si prefigge di migliorare la qualità, garantire sicurezza e ridurre i costi di produzione dell’agricoltura biologica e di quella che richiede poca energia attraverso attività di ricerca e addestramento. Lo scopo è aumentare il risultato sia per il consumatore che per il produttore in un approccio "dal forcone alla forchetta".
Il prof. Leifert sostiene che dei cibi più ricchi di sostanze che favoriscono la salute possono essere di aiuto a chi, per varie ragioni, non assume le 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura consigliate [Ma un tempo non erano 6?]. (Ecoblog.it, 30 ottobre 2007).
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Dopo i redattori alla buona di internet, ora andiamo a vedere i giornalisti più professionali. La notizia di agenzia Adn-Kronos era stata data in modo un po' più corretto:
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"I CIBI BIO PIU' NUTRIENTI E ANTIOSSIDANTI"

[E ora capiamo l'equivoco grammaticale in cui sono caduti i redattori del sito Ecoblog: "più nutrienti" (sostantivo, però, non aggettivo), perché sono stati trovati più sali minerali, considerate dalla scienza sostanze nutrienti, v. oltre].
Testo: Il cibo bio è più sano di quello coltivato o allevato secondo i tradizionali metodi [Ecco, bene: non "con la chimica" dei sottoculturali]. E più di tutti gli altri aiuta a tenere alla larga tumori e malattie cardiovascolari. A premiare il biologico è una ricerca durata quattro anni e finanziata dall'Unione Europea e da alcune aziende alimentari, condotta dall'università di Newcastle. Secondo i risultati dello studio, "frutta e verdura bio contengono fino al 40% in più di nutrienti se coltivati senza l'utilizzo di fertilizzanti e pesticidi". [Tutti questi sali in più? Non è che qualche giornalista confonde gli antiossidanti con i nutrienti? E infatti, basta proseguire di poco...]. E lo stesso avviene per il latte bio, "che ha fino all'80% in più di antiossidanti".
Come se non bastasse, gli alimenti biologici hanno maggiori percentuali di ferro e zinco, minerali essenziali e spesso assenti nella dieta. [Questi, è vero, fanno parte dei nutrienti, ma come sostantivo, non aggettivo]. Evidenze che dovrebbero sgombrare definitivamente il campo alle dispute sulla vera o presunta migliore qualità del cibo 'organico' rispetto a quello ottenuto con l'aiuto della chimica.
Secondo il coordinatore dello studio, Carlo Leifert, i vantaggi dei prodotti biologici sono tali da paragonarsi a "una porzione extra al giorno di frutta e verdura". Lo studio deve ancora essere pubblicato su una rivista scientifica, ma secondo il ricercatore "le evidenze sono tali da indurre l'Agenzia europea sulla sicurezza alimentare a cambiare 'indirizzo' e posizione sul cibo bio". Anche se Leifert ammette che "si tratta più di un problema politico che scientifico".
Lun 29 Ott - 19.32 (Adnkronos Salute)
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IL "BIOLOGICO", DA SOLO, NON FA L'ALIMENTAZIONE NATURALE.
Nel mio "Manuale di Terapie con gli Alimenti" (unico in Europa per i suoi 3200 studi scientifici riferiti e commentati), che pur essendo richiesto da molti non è più ripubblicato dalla Mondadori, per oscuri motivi (ma ci sono supposizioni interessanti, su cui scriveremo tra breve), già era scritto chiaramente che i cibi vegetali non trattati con pesticidi e concimi artificiali sintetizzano per compensazione "più pesticidi" propri. Era stato già negli anni 80 lo scienziato Bruce Ames a intuire che le migliaia di sostanze tossiche, velenose, perfino cancerogene, o anche solo anti-nutritive, presenti in ogni pianta, e quindi in ogni cibo per l'uomo, avessero la funzione di antiparassitari preventivi e-o di reazione ad un attacco di predatore.

Anche nella mia breve inchiesta-provocazione sul cibo "bio" pubblicata da Panorama il 21 giugno 2001 si dava la notizia d'uno studio ufficiale italiano Inran che aveva trovato che, accanto ai più diversi pesticidi naturali, alcuni dei quali noi sappiamo essere mutageni o cancerogeni, nei vegetali "bio" aumentano ovviamente anche gli antiossidanti, che sono anti-cancro. E questi, in generale, nella maggior parte degli alimenti e delle diete (p.es. nell'antica dieta mediterranea), prevalgono. Inoltre si dava atto che il "biologico", pur non essendo terapeuticamente più efficace del cibo convenzionale, è un segno evidente della salubrità del suolo e dell'ambiente agricolo, il che non è poco.

Non volevo affatto, figuriamoci, negare l’agricoltura "bio" (che come fondatore della Lega Naturista inserii – anni prima dei Verdi –nello statuto con l’espressione più corretta di “agricoltura naturale”), come invece credettero dei lettori che mi scrissero una lettera educatamente indignata. Ma quell'inchiesta, come il presente articolo, voleva solo sfatare il luogo comune, non scientifico, del "bio" come risoluzione miracolistica di tutti i problemi alimentari. Ci vuol altro, invece, perché un regime alimentare sia corretto. Si consideri che fino a quel momento (inizi anni 2000) i commessi e la pubblicità del settore lasciavano intendere che un vasetto di yogurt "bio"aveva addirittura proprietà terapeutiche. Bastava darne uno solo al bambino che si abbuffava di patatine fritte e bibite zuccherate che, per miracolo.... tutta la dieta andava a posto. Così credeva, a leggere certi depliant dei produttori, la "signora media" acquirente delle botteghe naturali.

Ma torniamo agli antiossidanti. Dov'è la novità? Si sapeva già. Peccato che sia uno studio dell'Università di Newcastle (quello citato su Panorama era italiano), altrimenti l'avremmo definito "l'ennesima scoperta dell'America".

Ma, a noi sta bene lo stesso. Siamo contenti che gli alimenti non trattati, anzi, meno trattati dall'uomo sintetizzino per auto-difesa un po' più di pesticidi propri (compresi quelli mutageni e cancerogeni!), facendo prevalere però gli antiossidanti naturali. Per danneggiare il più possibile la assimilazione e quindi la fertilità delle specie animali predatrici. Sappiamo bene - e lo abbiamo scritto - che le patate, le melanzane e i pomodori antichi, coltivati al naturale, oggi diremmo "super-biologici", potevano essere addirittura velenosi, in alcuni casi mortali. Per fortuna, nella lotta durissima per la sopravvivenza tra vegetali e Uomo, l'Uomo sembra più intelligente ed ha scoperto che alcuni di questi "veleni" pensati per colpire bruchi e coleotteri sulla nostra Specie hanno tutto sommato - compensati i pro e i contro - effetti benefici. Dopotutto, le famose virtù protettive di frutta, verdura, legumi e cereali integrali vengono meno dai nutrienti (grassi, proteine, carboidrati, vitamine, sali) e più dagli anti-nutrienti antiossidanti: polifenoli, saponine, antitripsine, agglutinine, fitati, fibre solubili e insolubili ecc.

Infine, in quanto ai sali minerali più abbondanti nel "bio", la dott.ssa Carnovale dell'Inran li faceva risalire non all'assenza di pesticidi umani, ma alla diversa concimazione, ovviamente. E poi, scusate, a che serve avere pochi milligrammi in più di un sale minerale, se poi l'aumento degli antiossidanti polifenolici ne riduce ancora di più l'assorbimento nell'organismo?

Quindi, meditate o lettori. Sì, fortissimamente sì, ai metodi naturali di concimazione e all'assenza di pesticidi umani dannosi o non di origine naturale. Perché questo testimonia che il terreno tutt'intorno è più pulito. Insomma, per motivi ecologici. Ma senza farne da una parte una campagna politica e dall'altra - finora le due cose erano collegate - un business solo a vantaggio delle "aziende amiche", che poi portano voti.

Invece di esporre delle "bandiere", dovremmo essere attenti soltanto ai vantaggi reali per il cittadino consumatore: la qualità reale, la sicurezza chimica effettiva, i prezzi degli alimenti. Tenuto conto della realtà scientifica, che ad oggi è sintetizzabile come segue:
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BIO E NON-BIO OGGI, IN SINTESI
1. In ogni pianta usata dall’Uomo come alimento – dal grano del pane e della pasta al pomodoro, dalla mela alla lattuga – accanto alle sostanze nutrienti (proteine, carboidrati, grassi, sali minerali, vitamine) esistono migliaia di molecole chimiche naturali, non-nutrizionali o anti-nutrizionali, cioè che ostacolano addirittura l’assorbimento dei nutrienti. Scienziati agronomi e chimici ritengono che si tratti di veri e propri “pesticidi naturali” con cui la pianta si difende dagli animali predatori e dai raggi ultravioletti, o che secerne dopo stress meccanici, termici, idrici o solari. Un esempio a caso: le cicerchie cresciute in terreni aridi sono più velenose. A questi “pesticidi naturali” si aggiungono i pesticidi artificiali creati dall’Uomo.

2. Il rapporto in peso tra pesticidi naturali e artificiali presenti nei cibi vegetali è in media, presuntivamente, dell'ordine di grandezza 999 (naturali) a 1 (artificiali), secondo Ames et al. Ma questo è un vantaggio per l'uomo: tra i tanti "pesticidi" naturali sono state scoperte migliaia di molecole utili a ridurre i rischi delle malattie. Quando si dice che un vegetale "previene o cura", è per lo più grazie a queste molecole non nutritive, anti-nutritive o tossiche.

3. Il "bio" garantisce solo l'assenza di questo presuntivo 1 per mille dei pesticidi totali. Non può certo eliminare i pesticidi naturali, che anzi per compensazione (autodifesa della pianta) aumentano. E così aumentano anche quelli antiossidanti.

4. In quell'1 per mille, per fortuna, dopo tante nostre battaglie ecologiste e naturiste dagli anni 80, non ci sono più per legge o per decisione dei produttori le molecole "sicuramente cancerogene per l'uomo".

5. Tra le 999 per mille sostanze naturali dei cibi, invece, continuano ad esserci secondo Natura anche le molecole "sicuramente cancerogene per l'uomo" che ci sono sempre state. Per fortuna non sono prevalenti, anzi sono neutralizzate dagli antiossidanti, purché la dieta abituale sia tradizionale e naturale, cioè basata su verdure, frutti, legumi, cereali integrali, semi oleosi, e su corrette regole di trasformazione del cibo (cottura, conservazione, igiene).

6. I vegetali "bio" testimoniano un corretto e naturale rapporto con l'ambiente, per il favorevole impatto che l'agricoltura naturale ha verso le piante, gli animali e l'uomo.

7. I cibi "bio" sono ancora molto costosi. Per quanto più economici rispetto agli anni scorsi, sono pur sempre venduti a prezzi più alti, spesso, del 200 o 300 per cento dei cibi convenzionali. Inoltre la qualità merceologica di frutta e verdura "bio" può risultare mediocre, probabilmente a causa del minor consumo e del minor ricambio sugli scaffali.

8. Nel frattempo sta cambiando anche l'agricoltura moderna industriale. Anche per motivi economici, si è ormai diffusa a livello di grandi supermercati di massa l'agricoltura "integrata", con meno pesticidi, nuove molecole poco persistenti, talvolta copia di molecole naturali (Della Porta et al.).

9. Le rilevazioni dell'Istituto Superiore di Sanità sui magazzini alimentari, rilevano ogni anno percentuali minime di residui di pesticidi artificiali in verdure, frutta, cereali, legumi ecc. In pratica, gli alimenti normali acquistabili a poco prezzo ovunque risultano del tutto "esenti" da pesticidi artificiali, quindi analoghi al "biologico", per il 68 per cento (ISS 2002). Ancora di più nel 2004, quando la Sanità ha accertato che l'82 per cento delle verdure in vendita in Italia nei mercati normali è "privo di pesticidi rilevabili". In pratica sono verdure "biologiche". Con residui entro i limiti di legge sono 98 campioni su 100. In quest’altro articolo si possono ammirare tre belle tabelle sui reali residui di pesticidi negli alimenti che smentiscono molte leggende popolari.

10. Dai dati sintetici esposti, è ormai evidente, in conclusione, che il divario tra alimenti "bio" e non "bio", ancora molto netto al tempo delle battaglie naturiste ed ecologiste degli anni 80, si sta a poco a poco colmando. Nei casi più fortunati (Europa, Stati Uniti e Occidente evoluto), come rivelano già ora le analisi chimiche dell'ISS italiano, le differenze cominciano ad essere minime.
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VERSO UN'UNICA AGRICOLTURA SANA. SENZA SPECULAZIONI. Il che non significa, beninteso, che bisogna abbassare la guardia. La tendenza virtuosa deve essere che "tutto il cibo per l'uomo deve essere coltivato in modo naturale". Agronomi, docenti universitari e chimici non sono stati con le mani in mano. Ben pagati dalle aziende hanno studiato e inventato di tutto. Ora sta cambiando l'agricoltura industriale, magari per ridurre i costi e per pubblicizzare la sanità del cibo rispetto alla concorrenza. Si sta imponendo una agricoltura "integrata" (pochi pesticidi e alcuni con molecole poco persistenti o che imitano quelle naturali, razionalizzazione delle colture, lotta biologica con gli insetti ecc) che offre a prezzi bassi e con ottima qualità alimenti alla distribuzione di massa. Dietro il "bio" trionfante, invece, spesso si nascondono arretratezze corporative, ragioni ideologico-politiche-elettorali e soprattutto business, cioè speculazione economica con alti prezzi e bassa qualità, a vantaggio dei soliti pochi furbi. Se no, non si spiegherebbe come mai l'Italia che è ultima in tutte le direttive dell'Europa è la prima nell'industria del "bio". Gatta ci cova: non è che la Mafia si sta riciclando anche lì, dopo aver colonizzato ristoranti e bar di tutt'Italia?

Il tutto, mentre la Scienza indica ben altre vie per la sanità del cibo e la prevenzione della malattie cardiache-metaboliche-tumorali: il cibo grezzo, non raffinato, i cereali integrali, i legumi, oltre alle famose 6 porzioni di verdura e frutta che nessuno mangia, neanche negli Stati Uniti. E l'eliminazione o la riduzione drastica di tutti i cibi artificiali che mangiamo di continuo: zucchero raffinato, caramelle, dolcetti, bibite dolci, pane bianco, pizze e pasta bianca, fritture, cibi salati ed eccesso di sale, cibi arrosto, cibi conservati ecc.

Questo è il punto, ma su questa vera rivoluzione salutistica nessuno ci guadagnerebbe, solo i cittadini e gli Stati (in mancate cure mediche). Ecco perché né i ministri dell'Agricoltura, né il verde Pecoraro Scanio, né l'Inran, né la grande stampa, né la Tv Rai-Mediaset dicono una sola parola su questo. Abbiamo proposto alla Rai, a Mediaset, alla Sette, un programma di successo, anche brillante, sull'argomento, ma niente risposta o palleggiamenti tra un funzionario e l'altro. Come si usa nell'Italia borbonica e levantina di sempre.

AGGIORNATO IL 23 DICEMBRE 2013

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